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9 Comments

  1. gent. amministratore
    gli argomenti che sviluppo riguardano gastronomia e agroalimentare, con particolare attenzione a tipicità e territorio. I miei lavori raccontano l’intero territorio nazionale, ma da sardo mi sta particolarmente a cuore l’Isola con tutte le sue contraddizioni. Vorrei sapere se il vs piano editoriale prevede lunghezza e periodicità degli scritti, come funziona la moderazione delle risposte, infine se si è autorizzati a linkare sul proprio profilo FB i propri articoli.
    ringrazio e saluto cordialmente
    Tommaso Sussarello

  2. Sitka è una città dell’Alaska, negli Stati Uniti d’America.
    Venne fondata nel 1799, con il nome di Novo-Arkhangelsk (Новоархангельск cioè Nuova Arcangelo), dal governatore russo dell’Alaska, sotto gli auspici della Compagnia Russo-Americana, una compagnia coloniale semi-ufficiale, fondata in quello stesso anno dallo zar Paolo I.
    Qui, il 18 ottobre 1867 avvenne la cerimonia di passaggio dei poteri fra l’amministrazione russa ed americana, a seguito del cosiddetto Alaska Purchase.
    La maggior parte dei russi rimpatriarono, con l’eccezione di qualche commerciante di pellicce e di qualche ecclesiastico ortodosso.
    Con un’area di 12.461,8 km² (più estesa dell’Abruzzo), Sitka ha la superficie municipale più estesa di tutti gli Stati Uniti; e pur non arrivando a contare 9000 abitanti, Sitka è il quinto centro urbano dell’Alaska.

    Suonavo con The Sardinians a bordo della Island Princess, una splendida nave da crociera della P&O, compagnia di navigazione tra le piu’ conosciute nel mondo delle vacanze di qualita’.
    Durante il periodo estivo la nave aveva come sede di partenza Vancouver, meravigliosa citta’ canadese posta nel nord, sul mare atlantico.
    Da Vancouver si partiva ogni sabato per una crociera che toccava per i sei giorni successivi altrettanti porti di ridenti cittadine canadesi e americane.
    L’Alaska ha sulle sue coste piccole cittadine che un tempo furono meta dei cercatori d’oro provenienti da tutto il mondo.
    Juneau, la capitale, ha solo poche decine di migliaia di abitanti, e Skagway poco meno, ed entrambe rimangono meta preferita delle navi da crociera.
    La Island Princess faceva sbarco in queste cittadine prima di arrivare al ghiacciaio piu’ famoso, lungo decine di chilometri, il Glacier Bay.
    Ricordo le decine di visite che facemmo durante la lunga estate.
    Ogni volta il comandante faceva suonare la sirena in vicinanza del ghiacciaio in modo da provocare per l’ammirazione dei passeggeri ammassati sui ponti la colossale caduta di immensi iceberg che staccandosi dalla parete del ghiacciaio producevano grandi onde capaci di muovere per decine di metri la nostra nave. Oggi tutto questo e’ giustamente e severamente proibito.
    Il giorno dopo la sosta a Glacier Bay l’Island Princess arrivava a Sitka, posta su un promontorio frastagliato su cui dominavano le famose Aquile reali, quelle con il capo bianco neve e lo sguardo truce presenti anche sulla bandiera americana.
    Noi musicisti avevamo il tempo per andare in giro alla ricerca di posti strani o negozi in cui comprare le t-shirt con il nome della citta’.
    C’era il bar preferito con un paio di tavoli da biliardo e la barman sempre sorridente dove mentre si giocava si sgranocchiava pezzetti di carne secca sorseggiando la birra locale, e poi il ristorantino che proponeva piatti di carne di cervo o capriolo gustosissimi. Dalle sue finestre luminose uno poteva immaginarsi la vista del fiordo ricoperto di ghiaccio, come sarebbe apparso durante il freddo inverno.
    Un giorno mi spingo un po’ piu’ lontano dal centro alla ricerca di qualche negozio che offra oggetti interessanti da portare come regalo ai miei.
    Girato l’angolo verso il fiordo vedo le vetrine di un negozio pieno di piccoli oggetti d’arte locale fatti con ossa di balena o denti di tricheco.
    Il campanello posto sulla porta avvisa il mio arrivo. Entro guardingo guardandomi intorno curioso. Non mi si avvicina nessuno.
    Sento delle voci che vengono dal fondo del locale e mi avvio per parlare con il proprietario e farmi magari consigliare qualche oggetto interessante.
    Mentre mi avvicino sento una voce femminile che parla in inglese con un accento che mi ricorda qualcosa.
    Superato un bancone vedo una signora con capelli corvini e di statura minuta che parla con un cliente mostrandogli qualcosa. Avvininatomi ancora capisco cose’ che mi suona familiare.
    Aspetto che si allontani dal cliente e finalmente le chiedo:
    “ de aundi beniri fustetti ? “
    Lei mi guarda sorpresa, e poi sorridente risponde:
    “ De Decimomannu, seu bennia, mi seu coiara cund’unu militari americanu e seu accabbara in Alaska ! “

  3. Sergio Portas

    Il Movimento cinque stelle è il primo partito della Sardegna. Peccato che in questo frangente abbia mostrato quanto fragile sia, al suo interno, il meccanismo che lo regola e quanto illusorie siano le promesse di democrazia della rete. Ma resta il fatto che se uno straccio di bandiera pentastellata ( i nomi in lista di perfetti sconosciuti) avesse potuto sventolare nelle schede elettorali isolane un bel numero di quelli che se ne sono “andati al mare” domenica si sarebbe precipitato a cerchiare il simbolo grillino. Che se la voglia del vaffa cresce nel paese ancora di più in Sardegna. La voglia di buttare a mare la Casta e tutti i suoi ammenicoli, di buttare via regole che mantengono a pochi, ma neanche tanto pochi, privilegi i più assurdi specie in “tempos de carestia”. Po tottus. La Casta si era intanto costruita una legge elettorale che neanche in Turchia, dove chi comanda ha il terrore che il popolo curdo possa un giorno trovare la via di una sua rappresentanza parlamentare, e quindi sbarramento al 10%. Che l’abbia voluta Cappellacci e compagnia bella non stupisce, che l’abbiano costruita insieme i cosiddetti democratici del partito vincitore fa solo tristezza nel constatarlo. Certo la Corte Costituzionale, qualora ad essa si adisse, nel giro di otto anni ne farebbe strame, consoliamoci così. Cappellacci a Milano, in occasione della Bit, al Sardegna store, si è lasciato sfuggire che negli ultimi venti anni è tutta la classe dirigente ad aver fallito. Benvenuto anche lui nel movimento cinquestelle! Se Ugo e Beppe hanno ragione, e davvero qualcuno mi deve fare qualche nome all’interno e fuori le nostre istituzioni che si possa dire al di fuori di tanto sfascio, Chiesa compresa, Sindacato compreso, di Confindustria e sistema politico tutto non c’è che tacere per misericordia, perché si dovrebbe continuare a votare i partiti “storici”? I democratici vincitori hanno tranquillamente rimesso in lista, e sono stati eletti ancora, alcuni di quelli che la magistratura aveva segnalato avere comportamenti poco chiari con i soldi dei gruppi consigliari. Con i soldi di tutti i sardi quindi. Se questo non è stato il momento di almeno tentare un lavacro preventivo, nessun inquisito in lista, per tentare di dare alla collettività un qualche segnale di discontinuità per prassi scellerate, non ne verranno più. ( la Barracciu ha pagato per tutti, in più è pure una femmina e in questo consiglio neoeletto le donne noi sardi non le vogliamo). Per le prassi antidemocratiche che il partito di Berlusconi ha messo in atto negli ultimi venti anni andarsi a rivedere le prime pagine dei quotidiani nazionali. Ma il sistema di potere, quello che ha giornali e televisioni ( sempre meno chiese, da che papa Francesco ha messo la mordacchia ai prelati che si interessano di politica) quello che fa l’opinione pubblica certo resiste eccome. E se ora sono metà i sardi che non vanno a votare, resisterà anche se la percentuale continuerà a salire. Che il contraltare sarebbe farsi da parte.
    Rinunciare a privilegi e potere. Gli eletti pentastellati dopo due mandati tornano a casa, a lavorare. Tornano a fare i cittadini. E si dimezzano lo stipendio. E pubblicano in rete bilanci e spese. Dite che Grillo perde consensi perché non si mischia con gli altri e non propone nulla? Staremo a vedere le prossime elezioni europee, dove ha un programma economico demenziale con uscite dall’euro e altre amenità che portano avanti lepeniani francesi e padani nostrani. Io dico che i milioni di giovani che non trovano lavoro neanche prostituendosi, finiti persino i bei tempi del bunga bunga, di queste lepidezze si fregheranno beatamente e continueranno a votare il movimento. E così i cassintegrati, gli esodati, i nuovi poveri che non ce la fanno più con le tasse e le bollette. In tanto sfasciume, unica consolazione davvero ( anche non vedere più Cappellacci a rappresentare la Sardegna non è male in verità) è il risultato di Michela Murgia e le liste che la proponevano. Dovrei dire anche di Mauro Pili ma, mi perdonerà, se lo metto insieme alla classe dirigente che ha sgovernato il paese e la Sardegna. E comunque se vuole attaccare i manifesti per gli indipendentisti, penso che nessuno gli rifiuterà questo incarico. Michela è stata grande, ha saputo veicolare un buon progetto nuovo con quattro soldi raccolti tra la gente comune. Ha saputo spiegare alla gente comune che detto progetto aveva gambe per camminare. Ha saputo dire della bellezza che conteneva, del sogno che poteva rappresentare. Ha attirato gente di valore nelle sue fila. Ha attirato l’attenzione della stampa nazionale e internazionale. Quando rivedrò il nome di un politico sardo sulle pagine del New York Times crederò di nuovo all’esistenza della Befana. Ha ottenuto un successo strepitoso, lasciatelo dire a me che con i Verdi di Milano si brindava a champagne quando arrivavamo a prendere il 4% in regione. Dopo anni di ecologismo militante. Michela ha fatto tutto in sette mesi. Con dietro le idee di un Progetto di repubblica di Sardegna che ha uno statuto questo sì democratico.
    Che non svilisce il ruolo delle donne, anzi le candida alle più alte cariche. Fa della sardità un desiderio e una scelta anche per chi nell’isola non è nato. Insomma prefigura un divenire diverso dal presente. Dà una speranza per una vita politica svolta assieme alle comunità dei singoli paesi sardi, valorizzandone davvero lingua e tradizioni. Facendone forza per lavoro e rispetto del territorio.
    Il 10% dei sardi che sono andati a votare le hanno dato credito. Dai sardi al di qua del mare un grazie grande quanto il nuraghe Losa. C’è del nuovo e del buono che sta maturando in Sardegna.

  4. Sergio Vacca

    Lettera aperta all’Assessore regionale dei Trasporti

    Illustre Assessore e Caro Collega,
    Non uso scrivere per vicende che riguardano la mia persona, ma vengo stimolato a farlo dalla lettura dell’articolo comparso su l’Unione Sarda di oggi 18 aprile. “Sardegna isolata, anche Pigliaru a terra” e’ il titolo in prima pagina. E’ certo che i media isolani non pubblicheranno la notizia che il Prof. Vacca, o qualsiasi altro sconosciuto abitante dell’isola, non è riuscito a prendere l’aereo per recarsi a Roma il giorno 17 aprile, giovedì, per affari urgenti inerenti la propria attività. Il fatto che il Presidente Prof. Pigliaru sia rimasto a terra, non solo non mi gratifica, ma anzi mi da la dimensione dell’impotenza di ogni cittadino di quest’isola nei confronti del sistema dei trasporti. L’unica offerta, per uscire dall’isola e rientrare in giornata, ha riguardato la disponibilità di pochissimi posti sul volo di una compagnia irlandese, che praticherebbe il low cost, al prezzo – che spero di citare con buona approssimazione – di 370 euro. Ovviamente mi sono rifiutato. I pochi fondi universitari a mia disposizione non mi avrebbero consentito di accedere a tale esorbitante tariffa, che peraltro ho considerato scandalosa! Illustre Assessore e Caro Collega, mi rivolgo a Lei, che conosce bene i problemi nei quali noi, considerati addirittura classe privilegiata, ci dibattiamo costantemente, faccia propri i disagi provati dal Presidente Pigliaru. Sono convinto che, se riuscirà a risolvere il suo problema di mobilità, avrà avviato a concreta soluzione anche i problemi di mobilità del resto dei cittadini di quest’isola.
    Con la massima considerazione
    Sergio Vacca, Professore di Scienza del Suolo, Università di Sassari

  5. Pippo Mangiaformaggio

    Sono Pippo Mangiaformaggio,
    complimenti per questo sito,
    una barca in mezzo al mare
    saluti
    Pippo

  6. Vit'oBoi

    Salve, esprimo i miei complimenti per i contenuti del sito. Qualche giorno fa, forse il 9, ho lasciato un commento all’ultimo articolo di T.M. Putzolu, ma forse sfortunatamente non ha superato la vostra approvazione: se così è stato, gradirei sapere il perchè: non scrivo in un eccelso e fine italiano, ma non mi pareva che nel mio commento comparissero frasi razziste, xenofobe nè offensive (ho scritto soltanto che la maggior parte dei politici sono ignoranti…).
    Vi ringrazio comunque, e in ogni caso vi auguro di continuare questo buon lavoro.
    Vito Boi – vitoboi@hotmail.com

  7. qualche mese fa ho avuto un incontro con il responsabile filiere agricole di novamont per proporgli una mia proposta che non è stata accettata mi e stato detto che matrica paga i terreni in affitto per coltivare il cardo cento euro ad ettaro attualmente ne anno circa 4oo ettari con una spesa di 40.ooo euro bel guadagno per i proprietari loro mi anno risposto che prima del cardo non cera nulla allora ho fatto vedere un nuovo impianto di oliveto in quella zona e fra tre anni produrrà cinquemila euro ad ettaro ci vorrebbero degli imprenditori agricoli che investano su nuove colture .

  8. La poesia orale in sardo, i paesi e il valore della memoria individuale

    La memoria individuale, che rievoca le esperienze di vita, spesso nella cultura della oralità ha assunto nei paesi sardi la forma della poesia in rima. Una abilità che ha consentito il racconto di eventi drammatici che hanno segnato il vivere quotidiano, come quelli provocati dalla prima Guerra Mondiale, che ha mandato come carne da cannone migliaia di giovani. Questo mondo della manifestazione della cultura popolare, spesso è dimenticato e messo da parte dalle Accademie universitarie che si sono occupate prevalentemente di schedare e mettere insieme fonti scritte, documenti e quanto attiene a quella che viene definita la scientificità del metodo di ricerca per tramandare gli eventi reali. Tuttavia è ancora presente e sottotraccia il tramandare orale, nonostante il rifiuto della Storia ufficiale, quella che si legge nei manuali e nei saggi con argomenti specifici. Ma di tanto in tanto il raccontare orale in rima, spesso con la tecnica dell’ottavo verso, riappare con tutta la sua ricchezza di particolari che rievocano all’interno della memoria individuale eventi di portata collettiva, vissuti dagli strati più indifesi della popolazione, spesso orientati verso traguardi di tragedie. Una ricerca in questa direzione coglierebbe la quotidianità del vivere dei ceti popolari un tempo definti “classe subalterna” in contrapposizione con quella egemone, che guidava le sorti delle collettività. Per queste ragioni ho trovato di notevole interesse un libro di poesie in lingua sarda, edito da LogoSardigna col titolo “Sedilo cantata in poesia, a cura della Pro Loco del paese, e ricevuto in dono in un concorso in lin gua sarda in occasione de S’Ardia de Santu Antine. Viene recuperato in questo modo un patrimonio di composizioni che viene alla luce inseguito ad una lungimirante attività di ricerca di quanti hanno composto in rima i sentimenti, i sogni, le attivita, insomma l’ esperienze umana tema del loro poetare. E’ da questo lavoro di ricerca che viene fuori un lungo poemetto composto dal sedilese Giovanni Carta, nato nel 1894 e morto nel 1962, che rievoca il suo agire nell’ infanzia, nell’addestramento militare, negli scontri affrontati nella prima guerra mondiale, le ferite, i ricoveri negli ospedali di campo. Si tratta di 103 ottave con al centro chi è stato, e coloro che hanno subito quella esperienza drammatica, spinto a difendere quella che allora era definità dalla propaganda “La Patria in periclo” e “liberare Trieste dae s’austriacu prepotente”. Isomma c’ è la totalità del vissuto di Giovanni Carta, che diventa specchio di una condizione pià vasta, collettiva: il rapporto educativo con il padre, il mondo pastorale, la scuola militare intrisa di disciplina e calata nel corpo vivo di un giovane chiamato a combattere una guerra lontanna dal mondo degli affetti familiari. Si tratta di un poemetto che richiama altre composizioni in lingua sarda, come quelle raccolte a Torpè qualche decennio addietro da due appassionati di cultura popolare, Bastianino Pilosu e Efiseddu Pau, con il titolo Cantadores de Torpè. Questo mondo della oralità in lingua sarda si arrichisce da vari decenni a questa parte con il poemetto “Bitti Eroica” di Amico Cimino, custodito nel patrimonio di libri rari del senatore sardista Luigi Oggiano. Credo che questi aspetti di una ricerca storica in questa direzione non debba essere sottovalutata da chi per mestiere fa lo storico. Riguarderebbe le testimonianze del come è stato tramandato dentro i paesi sardi un evento tanto sconvolgente quanto drammatico come la Prima Guerra Mondiale. La poesia e l’oralità sono in grado di dirci come I Grandi Fatti Storici abbiano permeato la società sarda, come ci appaiono nelle piazze dei paesi con i nomi e i cognomi di coloro che sono stati uccisi nelle trincee, negli altopiani e in mezzo ai reticolati di filo spinato.

    Vittorio Sella, giornalista pubblicista

  9. TORE ABATE

    Buongiorno,
    sono Salvatore (Tore) Abate. Ho collaborato per molto tempo con la redazione di Olbia de La Nuova Sardegna e ho pubblicato, presso editori sardi, alcune ricerche di storia locale.
    Sarei onorato qualora accettaste un mio intervento una tantum sulla vostra prestigiosa rivista on line
    Cordiali saluti
    TORE ABATE

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