Ambientalismo da paravento [di Pier Giorgio Testa]

scorie

Colgo alcuni, acuti spunti di riflessione nell’ultimo articolo di Maria Antonietta Mongiu su questa vetrina, per sottolineare alcune contraddizioni, esistenti nella repentina levata di scudi antinucleari di amministrazioni regionali e comunali, per territori indicati dal Governo come possibili sedi di stoccaggio di scorie nucleari.

Chi cita contraccolpi economici per il territorio eventualmente sede  di tali depositi vedendovi una minaccia a possibili sviluppi economici è lo stesso che non vede la compromissione certa e irreversibile dello sviluppo globale della Sardegna nel cosiddetto piano casa sardolombardo, con aggiunta di consociati, che nega validità al PPR, che invece è, come la Mongiu ricorda, espressione della volontà di attuazione dell’art. 9 della Costituzione e che fu oggetto di apprezzamenti nazionali e internazionali da parte di cervelli di cui non si intravvede traccia  tra i suoi detrattori.

La scelta dei territori indicati in campo nazionale, risulta rispondere perfettamente ai criteri di sicurezza, voluti dalla UE, però il NO delle amministrazioni “resilienti”, come si suol oggi dire, sembra senza appello e non ammettere nessun contradditorio, neanche quello che nascerebbe dalla semplice osservazione che anche in Sardegna si usano sostanze radioattive e non per giocare.

Quello che vieppiù continua a non essere credibile è la mancanza di resilienza da parte della stessa amministrazione regionale che non trova niente da ridire sulle pesantissime ipoteche che gravano sulla Sardegna e sulla salute dei sardi ad opera di raffinerie o di industrie produttrici di metalli pesanti.

Queste non sembrano turbare i sonni dei nostri regionali, i quali fingono o non capiscono davvero la differenza tra un remoto rischio di un incidente che lasci trapelare scorie radioattive, le quali sarebbero sottoposte a controlli costanti e la quotidiana realtà di inquinamenti di terra acqua ed aria da parte di sostanze cancerogene che continuano incontrollate ad essere immesse nell’ambiente sardo e che provoca nei sardi numeri di decessi per cancro inattesi, in una regione a così bassa densità di popolazione.

Non si copra di ridicolo chi, non tenendo in considerazione queste semplici osservazioni, voglia chiamare in causa la paura per la salute e un riscoperto quanto pretestuoso ambientalismo.

 

2 Comments

  1. Giancarlo

    Condivio pienamente

  2. Mario Pudhu

    …Nois semus de cudhos chi, de cantos males tenent, no ischint mancu a cale nàrrere “Ohi!”
    Tzertu, nessi calicunu nos depet andhat bene, nessi pro nàrrere “Ohi!”, chentza ischire mancu inue zughimus sos pes, ite semus e in manos de chie, proite e a cale prétziu. Ca a los abbèrrere ambos sos ogros (e totu su cherbedhu e sa cusséntzia) est tropu, tantu chi no tiat èssere dannu mancu si totu sos Sardos naschiant cun d-un’ogru ebbia (e su mesu de su cherbedhu, e de cusséntzia andhat bene fintzas nudha).
    Fossis sas marionetas o buratinos tiant èssere carchi cosa menzus, ma nois no amus serbire prus mancu a sos buratinistas, za no b’at a pònnere meda sa Sardigna a essire unu desertu de zente.

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