Se non si vota SI viene Momoti Trump [di Nicolò Migheli]

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Dopo il Brexit e Donald Trump il nervosismo delle èlite aumenta di giorno in giorno. Nella sequenza degli appuntamenti dell’occidente interconnesso, il referendum del 4 di dicembre sulla riforma costituzionale viene caricato di significati che vanno oltre la consultazione. I sostenitori del SI, nel caso venga sconfitto, paventano l’arrivo in Italia un Trump locale, la vittoria del “populismo” qualsiasi cosa esso voglia dire.

Sotto quel termine vengono classificate una miriade di problemi e di bisogni, che vanno dal rifiuto dei migranti al desiderio di un lavoro sicuro. La Lega e le formazioni di destra non hanno certo avuto bisogno di votare NO per andare al governo in Italia e dobbiamo ringraziare la costituzione vigente se quei governi non sono diventati autoritari da rasentare il fascismo. Il G8 di Genova non lo dimentichiamo. Il magnate americano ha detto più volte di ispirarsi a Berlusconi, il nostro è stato il precursore, così come Mussolini lo fu per il fascismo. Sempre dall’Italia partono gli esperimenti autoritari destinati ad influenzare il mondo.

Al comitato del SI, a Renzi, bisognerebbe chiedere se la riforma costituzionale significa più lavoro garantito senza la presa in giro del jobs act; salari che non costringano a fare più lavori per arrivare a fine mese; scuola di qualità gratuita per tutti; una sanità dove le persone non vadano via dagli sportelli perché non hanno i soldi per pagarsi il tiket;  laureati che trovano lavori adeguati al loro titolo di studio; le povertà estreme che diminuiscono invece di crescere in maniera esponenziale di anno in anno. I primi bisogni che vengono alla mente. Credo che neanche nel migliore dei mondi possibili del renzismo si possano esaudire queste richieste.

Trump e i “populisti” sono il frutto di diritti negati, del peggioramento delle condizioni di vita delle classi medie, dell’espulsione di interi ceti che hanno visto il  lavoro scomparire,  vittime di quella economia “estrattiva” che è ben rappresentata nella compagine che appoggia il governo e la riforma. I perdenti della globalizzazione, vengono definiti con insolenza da chi invece è sempre a cavallo perché ha il cognome giusto o discende da lombi elitari.

Se il SI vince il referendum ci sarà maggior democrazia? I cittadini conteranno di più o saranno oggetto di scelte che caleranno sulla loro testa più di quanto non avvenga oggi? A leggere il testo della riforma, l’esatto contrario: tutto il potere a Roma, un neocentralismo da Italietta dei notabili. Un governo che non ha più il contrappeso di altri poteri, avendo maggioranza nella Camera dei Deputati, tanto il Senato delle Autonomie è  ininfluente sulle sorti del governo. Potrebbe avere la maggioranza assoluta nella Corte Costituzionale. Lo stesso presidente della Repubblica a rischio di deposizione più di quanto non lo sia con la Costituzione vigente.

Sarà anche vero che non ci saranno rischi autoritari, oggi. Ma in futuro chi potrà dirlo? Senza cercare Putin o Erdoğan, basta spostarsi in Europa centrale per constatare come Orbán e  Kaczyński hanno trasformato l’Ungheria e la Polonia. Questi sono tempi di grande crisi per la democrazia, quasi fosse ormai d’intralcio per il capitalismo assoluto, per la finanza apolide, per i loro interessi difesi da circoli transazionali composti da tecnocrati non eletti, che condizionano pesantemente la nostra esistenza di cittadini comuni. Il ritorno del nazionalismo più becero è anche il frutto di queste scelte.

Lo stesso Renzi manda messaggi subliminali di identico significato, indicendo le sue conferenze stampa davanti a una quinta di tricolori senza la bandiera europea, contravvenendo anche alla legge. La vittoria del SI, la nuova costituzione potrebbero essere il grimaldello per far approdare a palazzo Chigi un Trump de noartri. I bambini sardi hanno confidenza con Momoti, una sorta di fantasma non ben identificato, vestito di gabbano e cappuccio, che dovrebbe punirli per le loro disobbedienze, ma sanno bene che non esiste.

Votare NO non evoca  Momoti Trump. Mentre il SI apparecchia la tavola a possibili avventure autoritarie. D’altronde qualche sospetto viene se il presidente emerito Napolitano afferma che il suffragio  universale sarebbe un pericolo per la democrazia e auspica un regime neo oligarchico. Per cui teniamoci la Costituzione che ci ha garantito  per  quasi settanta anni. Il problema non è la Carta Fondamentale ma questa classe dirigente inadeguata. E non fidiamoci dei sondaggi, sono più attendibili le divinazioni di Stampu Nieddu.

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