La giunta Pigliaru non è più sostenibile per la Sardegna [di Carlo Mario Sotgiu]

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Che triste destino quello della giunta di Francesco Pigliaru, insediatasi in un’altra era geologica per attuare  il cambiamento inaugurato da Renato Soru, interrotto dall’inossidabile zoccolo duro di fans dello slogan “falce e cemento” che domina la Sardegna da cinquanta anni e che consegnò nel 2009 la regione a Cappellacci. Il partito trasversale del mattone credette che Cappellacci avrebbe acceso i motori di ruspe e betoniere come prometteva, a manca e a destra, mentre il suo mentore Berlusconi lo accompagnava per mano.

Ma per quanti tentativi abbia fatto il commercialista di Berlusconi e per quanti piani casa abbia varato in assoluta  condivisione col partito traversale del mattone, la fiera opposizione nella società ha contenuto la cementificazione di coste  e zone prossime.

Quello che non riuscì a Cappellacci pare, sorprendentemente, riuscire a Pigliaru che fu eletto perché l’incubo cementificatorio venisse interrotto. Il revival dello slogan “falce e cemento”, diventato  denominatore dell’attuale maggioranza, rende l’attuale giunta la peggiore di sempre. Senza visione, senza progetti, senza competenze, senza leadership. Con un unico obiettivo: togliersi dai piedi il PPR del 2006.

Tutto andrebbe per il meglio se non fosse  che se uno va in giro per sagre e festival – in cui si spreca un’immane quantità di pubblico denaro -, capisce che i sardi hanno un desiderio. Vorrebbero che la giunta Pigliaru anticipasse il ritorno a casa dei suoi componenti. Mai giunta è stata così poco amata. Buona parte dei sardi non ricorda neanche i nomi di assessori e di assessore e quel che è peggio ignora consiglieri regionali e parlamentari.

Questa amnesia collettiva certifica l’assoluta distanza tra i sardi ed i loro rappresentanti, espressione di una minoranza giacchè in Sardegna la fuga dal voto è più esagerata che in qualsiasi altro luogo d’Italia. Fatti salvi il presidente ed il suo vice, ma solo per chiarire subito che non si capiscono i ruoli reali di entrambi, pare proprio che gli abitanti della Sardegna non riconoscano in nessun caso la centralità della politica e soprattutto del centro sinistra.

Se ne deduce che dopo siffatta deriva politica, visto d’altrode il fuggi fuggi ed il trasformismo dei componenti la maggioranza (tutti con percentuali da zero virgola), il destino della giunta Pigliaru non può che essere quello di andare via per favorire elezioni anticipate affinchè si salvi quantomeno una rappresentanza, ancorchè minima, del centro sinistra alle prossime elezioni regionali e politiche. Ormai è un declino inarrestabile.

Ci si auspica senso di responsabilità da parte della nuova segreteria del PD. Ci porti al voto regionale ad ottobre prima che il centro destra prenda come il gatto col topo il centro sinistra per la collottola e lo faccia sparire dalla geografia politica della Sardegna.

La giunta Pigliaru ha moltissime colpe. Una tra le mille è l’essere stata premonitrice della politica economica di Donald Trump. Non è che sia contraria alla globalizzazione come il tycooon americano, quello no. Semplicemente si ritrova sulla stessa linea d’onda per qual che riguarda uso e consumo del territorio, indifferenza al disagio sociale, una politica sanitaria che riporta indietro di 20 anni le lancette. Quel che peggio ha idee e pratiche di sfruttamento del territorio e del suolo persino peggiori.

A cominciare dal raddoppio della centrale a carbone del Sulcis per finire in una sequela di delibere e atti che vanno dal DDL Urbanistica alla Delibera del 26 di marzo per cui non solo “chi inquina non bonifica”  ma può fare quel che gli pare nei territori che sono stati avvelenati e mai bonificati. Tutti atti che qualificano questo esecutivo come alfiere di una politica insostenibile per l’ambiente, il territorio, il suolo, il clima. Quindi insostenibile per la Sardegna.

Una giunta, in tutte le sue varianti, il cui senso sfugge ai sardi, incapace di capire in che contesto sia situata.  Non a caso non si era accorta che al Referendum la Sardegna sia stata in prima linea per il NO. Una sonora bocciatura per Renzi e per i suoi podatari sardi. Ma la parola d’ordine è stata ed è “facciamo finta di niente”.

Pigliaru e la sua giunta proseguono ignari della realtà in cui vivono. Auguri a Cucca ed alla sua segreteria…

Sarà ancora una volta  la guerra per spartirsi i guadagni sulla speculazione edilizia, che finiranno tutti all’estero, che ancora una volta manderà per sempre a casa il centro sinistra che governa la Sardegna. Un bel gruppo di pasticcioni che ignora che la gente  preferisce gli originali. Le recenti amministrative e le amministrazioni di Sassari e di Cagliari non hanno insegnato nulla?

*Esperto di sviluppo locale

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