Un’ape che vola di nota in nota [di Franco Masala]

FRA

Bisognerebbe essere nella New York delle Gangs di Martin Scorsese per ritrovare il Park Theatre dove nel 1830 ebbe la sua prima L’ape musicale, il pastiche di Lorenzo Da Ponte, indimenticabile librettista del Mozart “italiano” (Le nozze di Figaro, Don Giovanni, Così fan tutte).

Il teatro, infatti, distrutto da un incendio nel 1848, non esiste più ma fece le fortune americane di Da Ponte. Sacerdote, letterato, impresario, docente di lingua e letteratura italiana, Da Ponte ebbe una vita ben più lunga di “Mozzart” (come sempre scrive nelle sue Memorie che rivaleggiano con quelle di Casanova quanto a fughe, imbrogli, amori, truffe) tanto da approdare nel 1805, più che cinquantenne, negli Stati Uniti dove con la collaborazione del tenore Manuel Garcia e di sua figlia Maria, poi celeberrima Malibran, fece conoscere l’opera italiana in un rapporto felice che il grande paese coltiva tuttora con profitto.

L’ape musicale era alla quarta produzione dopo le due viennesi e quella triestina (1789-92) e riprendeva l’esile trama metateatrale delle baruffe tra cantanti e impresario con l’inserimento di musica legata alle “arie da baule”, cioè a quei cavalli di battaglia dei cantanti che erano  interpolati a piacimento anche in altre opere.

Il libretto non segnala queste musiche e necessita di una revisione come accadde per la ripresa a Montepulciano e Venezia nel 1988-89, disponibile anche in CD. Per il Teatro Lirico di Cagliari il musicologo Francesco Zimei ha ora ricostruito la partitura utilizzando musiche di vari autori suggerite dal libretto.

Il lavoro approda al Teatro Civico di Castello nell’ambito del progetto CagliariPaesaggio con un risultato fresco e  balneare, incentrato sulla regia di Davide Garattini Raimondi che si avvale delle scene e luci di Paolo D. M. Vitale e dei costumi di Giada Masi. Tra ombrelloni, casotti, salvagente e canotti i protagonisti e il coro agiscono, utilizzando, talvolta anche freneticamente, tutti gli spazi del teatro con i due mimi Alessandro Lecis e Maurizio Montis in testa. E desta qualche emozione sentir risuonare le musiche di Rossini e Cimarosa, udite dai nostri antenati nel primo Ottocento, nel luogo che fu del Teatro Regio prima e del Teatro Civico poi.

Il giovane direttore Alessandro Palumbo conduce il gioco con brio alternato a seriosità, seguendo  i pezzi sciorinati dalla compagnia di canto incentrata sulla primadonna Beatrice Mezzanotte più a suo agio nel gran duetto della Semiramide che nel rondò di Cenerentola. Acuto partner è il tenore Anibal Mancini che dopo un avvio periclitante si riscatta ottimamente nel prosieguo dell’opera. Brillante e arguto il canto di Daniele Terenzi, ottimo attore come Salvatore Salvaggio, meno rifinito nel canto mentre Mauro Secci è un po’ sacrificato nel ruolo del maestro di musica.

Sempre a Secci è toccato l’intervento solistico nel prologo composto per l’occasione da Antonio Marcotullio, compositore classe 1967, comprendente Bridges (Rimembranze americane) per tenore, coro e orchestra. Il pezzo cantato da Secci inneggiava a Ebor Nova cioè a Nuova York, riprendendo il nome latino dell’antica città britannica. Peccato che il pezzo sia passato quasi sotto silenzio poiché neppure il programma di sala riporta un minimo cenno tranne la didascalia “prima esecuzione assoluta”.

*Foto di Priamo Tolu ©

L’ape musicale (IV) Azione teatrale in un atto (New York, 1830)

Libretto Lorenzo Da Ponte Ricostruzione Francesco Zimei, su commissione del Teatro Lirico di Cagliari

Teatro Civico di Castello, Cagliari

Venerdì 14 luglio 2017, ore 21

Lunedì 17 luglio 2017, ore 21

Martedì 18 luglio 2017, ore 21

Sabato 22 luglio 2017, ore 21

Sagrato Cattedrale di San Pantaleo, Dolianova

Lunedì 24 luglio 2017, ore 21

Area archeologica di “Su Nuraxi”, Barumini

Mercoledì 26 luglio 2017, ore 21

Sagrato Chiesa di San Platano, Villaspeciosa

Venerdì 28 luglio 2017, ore 21

 

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