Napoli, non Cagliari [di Franco Masala]

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La grandiosa stazione marittima che si vede alle spalle dei militari, intenti in movimenti ginnici, si trova a Napoli e non a Cagliari come recita la didascalia di una serie di tre immagini pubblicate nel 16° volume di Album Sardo, distribuito in edicola settimanalmente con L’Unione Sarda: “Gruppo di marinai della Regia Marina durante un’esercitazione nel porto militare di Cagliari, 1940”.

E basterebbe a smentirla non soltanto la mastodontica costruzione retrostante, con due corpi di fabbrica uniti da una struttura ad arco ribassato, ma lo skyline urbano che rivela, tra l’altro, l’inconfondibile campanile del Carmine napoletano.

A Napoli l’edificio fu inaugurato nel 1936 su progetto di Cesare Bazzani (1873-1939), accademico d’Italia prolifico di edifici pubblici disseminati in tutto il Paese ma con una presenza particolare e reiterata a Terni e a Forlì. Fu attivo anche in Sardegna con la realizzazione del monumento ai Caduti di Bosa (1934) e con il progetto del Palazzo del Governo di Nuoro, non realizzato ma partecipante al concorso bandito nel 1929. Il primo è giocato su volumi puri e squadrati ad incastro, con un disegno molto più sobrio rispetto ai moltissimi monumenti realizzati nel resto d’Italia dallo stesso architetto e indulgenti a esedre, scalinate, colonnati, qui assenti.

Sarebbe stato ben più monumentale invece l’edificio previsto come sede del Governo fascista nuorese, fornito da Bazzani in due versioni differenti, all’interno di una fase professionale evolutiva dall’eclettismo all’influenza del razionalismo, che si traduce in volumi con superfici povere di ornamentazioni, pilastrate di ordine gigante ed archi snelli come negli acquedotti romani.

È esattamente ciò che si vede nella stazione marittima di Napoli dove i corpi semicilindrici, i sostegni di ordine gigante, le finestre circolari, gli archi riportano a un linguaggio architettonico assai diffuso negli anni Trenta del Novecento e graditissimo al regime.

Cagliari aveva avuto, invece, fin dal 1930 una ben più modesta stazione marittima, progettata dall’architetto Augusto Valente, che riprendeva il linguaggio storicista, con un insieme di colonne reggenti un pronao semicircolare davanti a un corpo di fabbrica su un solo livello ma con un doppio volume nella parte centrale. Danneggiata ampiamente dai bombardamenti aerei del 1943, la costruzione venne sostituita, nel secondo dopoguerra, da un’ancor più semplice stazione davanti al vecchio molo dove attraccavano le navi passeggeri Tirrenia.

*Stazione marittima di Napoli (Istituto LUCE)

 

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