Lettera aperta a Philippe Daverio [di Nicolò Migheli]

daverio

Gentile Philippe Daverio, uso questo termine perché la immagino di animo cortese oltre che appartenente a qualche gens alsaziana. Egregio mi pare improprio, perché anche lei un gregge di appartenenza ce l’ha: quello dell’alta borghesia europea, che è diventata tale sullo sfruttamento di classe di popolazioni che hanno prodotto beni per l’arricchimento suo e dei suoi antecedenti.

In quella trasmissione della 7 disquisendo dell’Islam e dei suoi ulema non ha trovato di meglio che usare come pietra di paragone il pastore gallurese secondo lei rozzo e antimoderno, addirittura primordiale.

Non entro in merito alle sue considerazioni su quella religione, altri lo faranno. Però mi rendo conto che la sua idea del pastore è riflesso condizionato, mi pare di capire non ne ha contezza diretta. Ma noi di orgogliosa  gens pastorale sarda non ci offendiamo. È dai tempi di Cicerone con il suo sardi venales che siamo oggetto di stereotipi.

Proveniamo dalla stirpe di Abele ucciso dall’agricoltore Caino, ne abbiamo visto di cotte e di crude in questi millenni. Silenziosamente abbiamo approvvigionato la sua civiltà urbana di latte, formaggi e carne. Vi abbiamo dato il cibo e da sempre siamo ricambiati con l’ostracismo dei suoi simili  e dobbiamo sopportarne le illazioni ingiuriose. Quel che ha detto mette fortemente in dubbio l’immagine che avevamo di lei: l’intellettuale raffinato che disquisiva sapientemente di arte e di Medio Evo.

Che vale però tanta scienza se poi ad essa corrisponde la coscienza di persona limitata nella sua umanità? Perché di questo si tratta. In quella trasmissione, non mi hanno colpito tanto le sue affermazioni, quanto il silenzio complice dei suoi interlocutori. Nessuno ha replicato, nessuno ha alzato un dito non dico per ribattere, ma almeno per precisare.

Vede Daverio, immagino che in altri discorsi si sia lamentato del degrado culturale di questa Italia, del razzismo risorgente, della insensibilità e trascuratezza rispetto ai beni culturali e alla bellezza. Non ci crederà ma in quella trasmissione lei ha offerto lato conseguente del problema. Un famoso intellettuale che si abbandona a considerazioni leghiste.

Ops! Forse ho ricordato che lei fece parte della giunta milanese del leghista Formentini, magari quella vicenda vorrà pure rimuoverla. Però mi creda, i suoi splendidi papillon, la sua eleganza blasé alla fine nascondono il solito pregiudizio di classe arricchito da reminescenze lombrosiane.

Scopro sul giornale che è stato a Nuoro per una “Discussione pubblica, fisica e telematica sui miti e progetti per la Sardegna, alla ricerca di una nuova armonia che liberi e riscatti un nobile popolo vessato da secoli di sfruttamento e miseria, nella contemplazione dello iato abissale che separa la bellezza sublime della natura dai ripugnanti errori degli uomini. Interpreti di una diffusa voglia d’invenzione, del gusto avventuroso della scoperta del futuro, promuoviamo nella libertà creativa il sogno il mito l’utopia, il progetto, la Politica.”

Così recita il comunicato stampa che annunciava l’iniziativa e non credo ai miei occhi. Sarà il Daverio della 7 o un Philippe omonimo? Mi assicurano che era lei in carne ossa e panama. Bene, anzi benissimo, ma non pare abbia imparato. La prego però ci risparmi le scuse. Ormai quel che ha detto è nelle memorie elettroniche del nostro tempo. Le sue scuse non saranno considerate sincere.

Utilizzi la prossima occasione per chiarire il suo pensiero, per specificare il perché della rozzezza del mondo pastorale in generale e di quello gallurese in particolare. Noi la seguiremo con attenzione, e con pari cura ci dimenticheremo di lei.

Senza alcun rancore, ma dall’alto della aristocrazia pastorale dalla quale discendo.

Suo Nicolò Migheli.

6 Comments

  1. Giagu Ledda

    E ite nàrrere de prus! Nudda. No l’at a cumprèndere mai, ca isse non benit, ne l’iteressat de bènnere dae s’aristocratzia pastorale tua, e nostra.

  2. Claudio Ricciardi

    Bellissima risposta. >>Rende benissimo l’idea classista di come certa borghesia è razzista perchè tiene in dispregio coloro che lavorandoproducono beni materiali alimentari purtroppo per ingrassare la stessa borghesia violenta ed assassina. Grazie lei è stato molto più nobile di me.

  3. Andrea Sitzia

    Normalmente in questioni di questo genere ho sempre privilegiato la prassi esistenziale del nonno di mia moglie. L’Uomo, il cui carisma in famiglia era indiscusso, sosteneva che, nei rapporti privati, la migliore risposta ad una mancanza di rispetto fosse una signorile indifferenza che ignorava esplicitamente l’autore dello sgarbo.
    Rifletto però che nei rapporti pubblici, perché pubblico è stato il contesto di questa vicenda, tale approccio possa mostrare dei limiti. Ecco perché trovo la sua “lettera aperta” molto apprezzabile, oltre che scritta con magistrale equilibrio tra formale correttezza e feroce sarcasmo del contenuto. Non obbligata certo. Ma altrettanto certamente non inopportuna.
    Con stima. AS

  4. Maria Luisa Vargiu

    Tutto vero, tutto giusto, e dall’ ironia elegante.
    Può essere che Philippe Daverio ricordi i pastori sardi, quelli che conoscono fatica, sacrificio, avversità di ogni genere, chiedere al “grande” Briatore di candidarsi a presidenza Regione Sardegna ?
    Sarà stato per disperazione, ma vorrei non ricordare.
    Invito Philippe per stima ad informarsi su quest’ isola troppo ricca di storia, di bellezza, di sofferenza.
    Lui può !

  5. Francesco Cossu

    Ma il senso di questa lettera quale sarebbe? Daverio sa benissimo che la borghesia europea si è costruita sfruttando il terzo mondo o i lavoratori del sud, quello che ha detto a piazzapulita è quello che pensano il 90 percento dei continentali compresi tutti, ma proprio tutti quelli che hanno la casetta per le vacanze in sardegna. Tutti i colonizzatori sbeffeggiano i propri colonizzati.

  6. Lorenza

    Ho ammirazione per l’umanità alta ed autentica di Nicolò Migheli nella sua
    risposta al “rozzo” ,oramai per me indelebile, Philippe Daverio.
    Se così non fosse mai avrei udito, quasi incredula, quelle sue parole,
    né mi sarei mai aspettata l’altrettanto orribile silenzio del conduttore
    oltreché di Luca Telese.
    Prima o poi la meschinità fuoriesce dalla maschera…
    …e poco importa che io sia sarda nell’essermi sentita non offesa né umiliata, al contrario orgogliosa della mia diversa sensibilità

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