Metanizzazione della Sardegna: un progetto obsoleto e dannoso. Incontro affollato a Sassari [di Wwf Sardegna]

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Mettiamola cosi: i sostenitori hanno provato a raccontarci che la dorsale che potrebbe attraversare la Sardegna, da sud a nord e da est a ovest, non sia un metanodotto impattante dal punto di vista ambientale, sanitario e climalterante, ma un semplice tubo dal diametro di 65 cm che porterà a brevissimo il metano nelle nostre case facendoci risparmiare sulla bolletta elettrica.

Se fosse così sarebbe fin troppo bello. Ma i fatti sono ben diversi dalla favola narrata. Per smontarla si sono cimentati i relatori dell’incontro svoltosi sabato 9 febbraio nella sede del Wwf di Sassari.

All’incontro “Metanizzazione della Sardegna, criticità di un progetto obsoleto” sono intervenuti Paola Piliso del comitato No metano Sardegna, Domenico Scanu (Isde-Medici per l’ambiente), Laura Cadeddu (comitato No Metano Sardegna), Piero Loi (giornalista), Carmelo Spada (Wwf), Daniela Freschi (architetto), Giacomo Meloni (Confederazione Sindacale Sarda). Con precisione scientifica, numeri e grafici alla mano, il progetto è stato dissezionato per mettere in luce i numeri reali dell’ “affaire metanodotto” .

I relatori hanno messo in evidenza che il progetto è stato diviso in varie parti: dorsale nord e sud, diramazioni, depositi costieri, rigassificatori per evitare una valutazione complessiva degli impatti. Specificamente gli ambientalisti hanno posto il problema attraverso le osservazioni al procedimento di Valutazione Ambientale in corso presso il competente Ministero. E’ stato altresì messo in evidenza che è mancato il dibattito pubblico e l’informazione dei cittadini previsto dalla normativa.

I relatori, dell’affollato incontro pubblico, hanno chiarito che non si tratta di un semplice “tubo di 65 cm”, ma che ci sono stazioni e infrastrutturazioni che necessitano di una fascia complessiva continua per tutto il percorso di oltre 40 metri, numeri molti diversi dei 65 cm semplicisticamente dichiarati dall’assessore regionale all’Industria Piras. E’ stato esplicitato il tema del fabbisogno energetico e chiarito che attualmente la Sardegna produce oltre il 35% di energia rispetto al fabbisogno e che l’eccedenza viene esportata attraverso i cavi sottomarini.

Per gli ambientalisti il vero rischio che porta con se il metanodotto è che si trasformi la Sardegna in un bacino del metano nel Mediterraneo per mantenere l’isola – per i prossimi 30 anni –  nell’era fossile e non consentire il vero salto di qualità verso le energie rinnovabili e autoprodotte dai cittadini.

Insomma per la Sardegna si prospetterebbe l’ ennesima servitù alle fonti fossili, quale il metano è. Ma è stato anche chiarito, che al contrario di quanto si vorrebbe far credere i lavori per la dorsale non sono in corso e il progetto inutile e costoso può essere evitato. Infatti i due progetti (dorsale nord e dorsale sud) sono in attesa di valutazione di impatto presso il Ministero dell’Ambiente. Tutto è fermo e la compatibilità ambientale del progetto è tutta da accertare.

Insomma, i relatori hanno evidenziato l’inutilità di un’opera faraonica, quale è la dorsale, per dare a Sardi una tecnologia vecchia e obsoleta fuori tempo massimo. Il concetto può essere chiarito con una metafora: in piena epoca digitale, in cui si utilizza la posta elettronica certificata, alla Sardegna si vorrebbe consegnare un vecchio fax per poter comunicare.

Infine è stato chiarito un aspetto sul quale regna la più completa confusione. Quello del “caro bolletta elettrica” pagata dai Sardi e dalle imprese e che l’avvento del metano dovrebbe ridurre. I relatori hanno spiegato, che la notizia salita alla ribalta della cronaca, secondo la quale il costo dell’energia in Sardegna è superiore del 30% è reale ma dovuto non al maggior costo dell’energia ma dal fatto che la Sardegna dispone infrastrutture più vecchie ed energivore rispetto al Continente. Infatti il costo è uguale in tutta Itala, in quanto stabilito da un decreto ministeriale: si chiama PUN (prezzo unico nazionale).

Il tema energetico è complesso, per questo – oltre agli incontri gia svolti in tutta la Sardegna – l’informazione verrà continuata con ulteriori iniziative pubbliche.

One Comment

  1. nt

    A dh’arregodaes sa “dorsale” de prus de 270 chilómitros de su Galsi, “autostrada” de prus de trinta metros de largària solu po pònnere su “tubbu”? Custa de sa metanizatzione postGalsi no iat a èssere diferente (mancari de diferente iat a partire de Castedhu e no de su Golfu de Palmas – Santu Giuanni Suérgiu).
    Custa iat a èssere un’òpera chi andhat totu a oru de sa ferrovia e de sa Carlo Felice e tandho de is bidhas chi dhue funt a oru (is espróprios previstos po su Galsi pertocànt 39 comunos).
    Dimandha (a parte totu is àteras chi depent fàere): fintzes ponendho chi como sa “dorsale” tochet una chimbantina de comunos, a totu is àteros prus de 300 comunos dhis ant a portare su tubbu de su metanu (cun totu su devastu e ispesa chi cumportat) o cussos si ant a dèpere acuntentare de èssere andicapaos a sa moda de sèmpere e sighindho a ispopulare?
    O su monte de sos milliones de éuros chi si depent ispèndhere faent “gola” a chie dhos depet incasciare – e mancari est própriu custu totu su spédhiu de custa metanizatzione! – e si arranget chie no ndhe at a tènnere perunu profetu? Poite no si puntat invece a s’energia rinnovàbbile chi podeus tènnere chentza sighire a devastare su logu ca dhu’est in totu is bidhas fintzes in is prus piticas e atesu, cumportat prus pagu incuinamentu e arresurtat prus pagu dipendhente?

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