La comunicazione ai tempi del renzismo [di Raffaele Deidda]

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Come sa chi se ne occupa, comunicazione deriva dal verbo latino comunicare = condividere o da comunis agere = mettere in comune. La comunicazione non significa pertanto mandare messaggi, ma è un atto sociale e reciproco di partecipazione. Come affermano gli esperti, si tratta di atto mediato dall’uso di simboli significativi tra individui e gruppi diversi. Una buona comunicazione è dunque superare la trasmissione di informazioni a favore della relazione e della messa in comune. Non essendo una scienza esatta, è evidente che le diverse tecniche comunicative, con l’utilizzo di diversi canali di percezione, possano produrre risultati diversi.

 

Ora, che tipo di comunicazione ha sviluppato il presidente Matteo Renzi, il12 marzo, per presentare in conferenza stampa i provvedimenti di carattere economico che intende adottare? Rispetto alla comunicazione politica abituale è stato innovativo, enunciando concetti attraverso slides dense di titoli e di  immagini capaci di focalizzare l’attenzione. E’ stato ancora più innovativo con le immagini – metafora (il pesciolino rosso, l’ombrello…) e le figure retoriche. Che magari lavorano sul significantepiù che sul significato e che diventano slogan che si ricordano facilmente.

 

Un giovane premier, innovatore e grande comunicatore? A giudicare dall’entusiasmo di Marcello dell’Utri (presidente di Publitalia, condannato in appello a 7 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa): “Bravissimo. Un grande. Così perentorio non ho mai visto nessuno. E’ davvero convincente”, parrebbe di sì. Ha detto che assumerebbe Renzi in Publitalia, nelle cui conventions Berlusconi invitava i venditori a pensare che “Il pubblico è un bambino di undici anni nemmeno tanto intelligente. Altri ritengono che Renzi abbia esagerato con le slides che richiamano i volantini dei supermercati che promuovono le offerte speciali. Molti gli hanno dato del venditore, paragonandolo al telepromotore Giorgio Mastrota.

 

Questo per quanto attiene metodo e tecniche. Ma la sostanza della comunicazione in cosa è consistita? Certamente la messa a disposizione di 10 miliardi di euro, per la riduzione delle tasse per i redditi inferiori ai 25 mila euro annui, ha trovato il favore di moltissimi italiani. A circa 10 milioni di essi, secondo il premier, dal mese di maggio andranno in busta paga 80 euro al mese, pari a 1000 euro netti all’anno. Questo aldilà della tele-propaganda e dell’intento di “vendere” gradimento in vista delle elezioni europee. Con quei soldi, ipotizza Nomisma, gli italiani potrebbero affrontare l’acquisto di beni durevoli come la lavatrice, il frigorifero, favorendo la ripresa economica.

 

I critici dicono però che Renzi sia impreciso nell’indicare la copertura finanziaria, ritenendo improbabile attuare il taglio dell’Irpef con la spending review in così breve tempo e con l’aumento del deficit dal 2,6 al 3%. “Se il 27 maggio i soldi non arrivano vuol dire che Matteo Renzi è un buffone, ha dichiarato il premier giacché la manovra è “restituzione di giustizia sociale ed equità”.

 

Gli italiani vogliono credergli e non solo per l’aspettativa dei 1000 euro annui che ha creato. Soprattutto per non dover constatare, a maggio, di essere governati da un premier che in caso di non mantenimento della promessa spesa dimostrerebbe, alla stregua dei venditori di Publitalia, di considerare  il suo “pubblico” come un bambino di 11 anni nemmeno tanto intelligente.

 

 

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