Attenti a Pigliaru, attenti a Paci [di Umberto Cocco]

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Mentre emergono particolari sconcertanti sul programma di edilizia scolastica varato da Renzi, le scelte cervellotiche, irrazionali, di finanziare scuole che non hanno più alunni, scuole per le quali il sindaco non ha chiesto niente, Pigliaru si appresterebbe a varare quello della Regione. Allora attenti a Pigliaru, attenti a Paci.

L’assessore Paci ha scritto ieri ai comuni che avevano avuto da Cappellacci in persona la notizia del finanziamento di un’opera immediatamente cantierabile – compreso il mio, Sedilo, che aspettava di avere 300mila euro e ne aveva messo da parte 80mila di cofinanziamento da 3 anni per finire la ristrutturazione di un edificio storico da destinare a centro culturale, biblioteca, centro di documentazione – che quei soldi non ci sono, e se ci sono la giunta si riserva di destinarli ad altro.

Ma quello era un bando vero e proprio, discutibile sugli scopi – ha finanziato di tutto, un campo sportivo in un paese di 2.000 abitanti con 1 milione e 800mila euro, la casa dei vigili in un altro paese poco più grande che ha un vigile solo in organico – ma era trasparente, e non si smonta un finanziamento già assegnato, non si smonta alla leggera. O c’è una contestazione di quel bando e della politica che era sottesa, anche a posteriori, e si critica apertamente Cappellacci per averli concepiti e finanziati, e si cambia a ragion veduta… Ma non è questo il caso, Cappellacci non sembra proprio un bersaglio di questa giunta, anzi: riceve riconoscimenti postumi, ringraziamenti, per esempio per i soldi dati alle università sarde nei suoi cinque anni. E a proposito di università, non è che Pigliaru e la sua giunta di accademici abbia smontato il finanziamento di 220 milioni all’edilizia universitaria di Cagliari e Sassari impostato da Cappellacci. Anzi, lo ha confermato, vantandosi della continuità, in questo caso.

La verità è che sono scelte, tutt’e due, quel che si sta smontando (finanziamenti ai comuni) e quel che volentieri si sta assecondando (finanziamenti all’università, alle proprie università). Paci non può fra l’altro non sapere che non sta liberando i soldi del cofinanziamento dei comuni per le opere immediatamente cantierabili, come magnanimamente sostiene nella lettera scritta ieri: quei soldi  sono ormai non spendibili, bloccati dal patto di stabilità interno, perduti per colpa della Regione.

Si dice che i soldi eventualmente recuperati dalle opere immediatamente cantierabili andrebbero alla scuola della quale anche Pigliaru tanto ha parlato in campagna elettorale, della quale ha ri-parlato nella conferenza stampa dei primi 100 giorni mettendo la politica per la scuola al primo posto fra le scelte che gli danno più soddisfazione, letteralmente. Ma di grazia, che scelta è stata fatta? Ancora nessuna. O meglio, si sono messi 93 milioni di euro a disposizione, che non è poco, ma non è nemmeno granché, a pensarci. Si tolgono di qua (ai comuni) e si mettono di là (ad alcuni altri comuni). Si tolgono altri 35 milioni già attribuiti dalla vecchia giunta con l’assessore Milia (senza bando) a 200 scuole di altrettanti comuni, e si rimettono nel frullatore, magari di nuovo senza un bando pubblico, con un’altra decisione verticistica, presuntuosa.

Ma che politica sarà, non si capisce. Il modellino sembra quello di Renzi: i proclami, l’unità di missione pomposamente battezzata, la lettera ai sindaci perché ne scrivano una di risposta indicando le esigenze, poi la richiesta di compilare una scheda a schema già rigido, dove si potrebbe nascondere il trucco. O meglio, Renzi ha fatto così. Non un bando, impostato magari con il contributo dei comuni, della scuola, ma poi trasparente nei suoi meccanismi.

No. Una versione aggiornata della politica della Dc di Fanfani (che a differenza di Renzi era un uomo colto): ditemi cosa vi serve, e io decido a chi concedere (posto che ci siano i soldi di quelli assegnati a vanvera sulla carta anche a comuni che non ne hanno chiesto…)

Certo, anche i bandi sono pilotati. Un bando che non tenesse conto che magari non va premiato il comune che ha messo fra le opere cantierabili non la scuola e invece il campo sportivo finanziato con 1 milione e 800 mila euro, sarebbe un bando ingiusto. E perché mettere davanti a tutti i comuni che hanno ancora amianto sui tetti delle scuole e che nel corso degli anni hanno stanziato soldi per fare piazzette, monumenti, anfiteatrini infrequentati, musei chiusi, piazze deserte, rispetto a quelli dove gli amministratori hanno cominciato anni fa con il togliere l’amianto dalle scuole e ora vorrebbero aprire la scuola la sera, rendere belli gli spazi per la didattica, i laboratori, i cortili, i giochi, gli arredi?

Non sembra, dall’impostazione delle schede mandate ieri dalla Regione ai comuni, che si stia ragionando troppo sulla complessa realtà scolastica sarda. Si chiede di segnalare gli interventi urgenti, poi quelli di ristrutturazione, infine le esigenze di scuole nuove, e di indicare un piano finanziario, pluriennale, non si sa sulla base di quali risorse reali, o se lasciando libero sfogo alla fantasia, alle sovrastime, all’azzardo, non si sa mai che possa capitare come con il programma di Renzi che un comune si è ritrovato finanziato con 2 milioni e 300mila euro per una scuola media di tre classi da ristrutturare, semplicemente perché l’ufficio tecnico ha sparato quella cifra.

E’ o no una esigenza per la gran parte dei paesi dell’interno riorganizzare gli spazi generalmente sovrabbondanti delle proprie scuole, con il calo della popolazione scolastica, delle nascite? Va riconosciuto questo sforzo, gli effetti che produrrebbe in termini di risparmio energetico, nelle spese di gestione, nella stessa didattica, almeno al pari dell’esigenza di costruire scuole nuove nelle città e nei capoluoghi dove la popolazione scolastica invece aumenta? O si fa come Renzi, che non saprà come evitare il ridicolo quando prima o poi qualche giornale comincerà a raccontare che non ci sono più bambini e non c’è più scuola in molti paesi ai quali le sue mirabolanti slides assegnano un finanziamento per scuole da ristrutturare e magari da costruire?

Non si è ancora visto un parlamentare del Pd muoversi per scongiurare questa ingiustizia, la presa in giro di Renzi. I comuni stanno votando ordini del giorno in giunta e nei consigli, a rischio di venire indicati come “invidiosi” dai sindaci fortunati sui cui comuni è cascato il regalo insperato (sempre posto che arriveranno i soldi…). Se si controllasse preventivamente quel che sta accadendo in Regione, nell’unità di missione fra diversi assessorati e la presidenza, visto che si tratta della politica più importante di questi mesi, di quella che dà più soddisfazione a Pigliaru, forse gli si eviteranno la propaganda e il fallimento, che è tipico di queste politiche, di queste formulette. Forse si tornerà di corsa a preparare i bandi, bandi pubblici con regole certe e trasparenti, discusse prima con le amministrazioni, i territori, magari con il consiglio regionale. Come dice il documento che stiamo approvando nei comuni a proposito di Renzi, “associare la propaganda alla scuola non è delle democrazie”.
*Sindaco di Sedilo

4 Comments

  1. Lilli Pruna

    Condivido con amarezza le perplessità e le preoccupazioni espresse da Umberto Cocco. L’istruzione non è un interesse prioritario né del governo nazionale né di quello regionale, e neppure un interesse secondario: non c’è alcuna traccia di politiche per l’istruzione, confuse con gli interventi di edilizia scolastica. Renzi, in aggiunta, confonde le scuole con i supermercati (che restano aperti fino alle 22:00) e i contratti di lavoro degli insegnanti con l’impostazione di un sistema di istruzione accessibile a tutti, appassionante, capace di non abbandonare nessuno.

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  4. Gianni Bicchiri

    IO ho sentito dire a Pigliaru in campagna elettorale che il problema dell’istruzione pubblica in Sardegna andava risolto innanzitutto con la messa in sicurezza degli istituti scolastici . E questo perché in due scuole superiori, a Cagliari e a Sassari, la cronaca aveva segnalato dei crolli che avevano messo a rischio l’incolumità fisica di studenti e professori. E questo va fatto senza indugiare, anche perché Cagliari e Sassari ( e poi ancora quali altri comuni con gli stessi problemi?) non sono due paesini in fase di spopolamento e anche perché la disoccupazione in campo edilizio merita qualche attenzione. e non va affatto risolta cementificando le coste.Il fatto, poi, che Renzi non sia una persona colta…

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