Marina e l’antica idea di quartiere [di Maria Antonietta Mongiu]

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L’Unione Sarda 16/ 07/ 2014 (La città in pillole- Lo schema ortogonale forse inmflenzato da Ippodamo di Mileto). Il quartiere della Marina richiama effettivamente uno schema ortogonale che per tanti sarebbe frutto di pianificazione. E’ un’interpretazione a cui piace credere che la forma derivi addirittura dall’influsso di Ippodamo di Mileto o dalla fondazione di un accampamento romano.

All’origine di tale proiezione l’espressione munitus vicus non del tutto chiarita nelle implicazioni topografiche, giuridiche, etniche. La troviamo in Terenzio Varrone Atacino riferita alla presenza, nel I sec. av. C., di un aggregato di militari romani ed italici. In verità lo erano anche quelli che presero Karaly nel 238/237 a. C. con Tiberio Sempronio Gracco. Lo erano migliaia di fanti e cavalieri che con Tito Manlio Torquato ripresero la città, ormai Carales, per contenere cartaginesi ed indigeni diventati irriducibili.

Con Manlio Torquato la parte orientale del territorio ma soprattutto la zona orientale di Marina divennero da allora luoghi militari. Prima erano stati borghi gregari di santa Gilla che perse il primato. L’attuale Darsena da approdo cartaginese divenne porto della città. Il pescaggio delle navi romane lo esigeva. Tra via Torino, viale Regina Margherita, via Eleonora d’Arborea una necropoli punica ad incinerazione con cippi militari accolse le spoglie di Classiari, soldati e rematori appartenenti ad un distaccamento della flotta ubicata da Augusto a Miseno.

L’erronea interpretazione nell’Ottocento della forma del quartiere Marina si giustifica per la tendenza della nascente urbanistica che, progettando il futuro delle città proiettava quell’idea di città nella topografia antica. A questa si aggiungeva il sogno di Giovanni Spano che in Civitas Jolea delle false Carte di Arborea con Pietro Martini vedeva la matrice del toponimo Lapola. Ma la realtà del quartiere è più intrigante.

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