Giornate FAI di Primavera: visitabili a Cagliari il 21 e 22 marzo Chiesa di San Lorenzo ed ex Carcere di Buoncammino [di Fai Sardegna- Delegazione di Cagliari]

SAN LORENZO

L’ex Carcere di Buoncammino sorge sul colle di san Lorenzo, a ridosso dell’Anfiteatro romano sulla via di uscita della strada romana e della chiesa omonima, ed è tra i siti più suggestivi della città. Chiunque abbia camminato da Porta Cristina al Rondò ha spaziato con lo sguardo verso la città d’acqua – senso e ragione della città di pietra – ma soprattutto verso il gigante di pietra che per centosessant’anni è stato alba e tramonto per un’umanità invisibile che lo ha avuto come casa, talvolta fino alla morte.

Quanti Jean Valjean innocenti, una volta varcato quel portone, hanno sognato o cercato di evadere da quella cittadella fortificata, parallela ed esclusa, senza riuscirci a differenza del protagonista de I miserabili di Victor Hugo? Quanti vinti, innocenti, suicidi, donne, uomini i cui delitti, pene, quotidianità sono celati nell’archivio dell’ex Carcere, aspettando che mani e menti sapienti li riordinino e traducano i fantasmi in storie della Sardegna di ogni contrada, di ogni fase, di ogni classe sociale, di ogni condizione? Quei muri e quelle carte sono la sarda Spoon River che bisogna avere il coraggio di riconoscere perché mille vicende oscure siano chiarite e molta storia della Sardegna esca da stigmi e luoghi comuni.

L’informatizzazione di tanto patrimonio indirizza al riutilizzo di una parte del luogo che non può dimenticare il suo originario destino. Buoncammino ha gareggiato con le torri medievali per dimensione, inespugnabilità, volontà di riscatto. I Piemontesi lo vollero a surroga di torture e carceri medievali ubicate ancora nell’Ottocento nelle segrete di luoghi antichi tra cui la torre di san Pancrazio.

Il luogo è documentato da tempi antichissimi. Rocco Cappellino, ingegnere di Carlo V, in un disegno conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana indica la zona contermine, ricca di grotte, con il toponimo Sa costa e Cova Frodada. In bilico tra suburbio e anfiteatro, l’area fu destinata a cava intensiva quando i Pisani nel 1217 trasformarono una rocca naturale in un castrum e, dopo la distruzione della capitale giudicale santa Igia nel 1258, in uno dei luoghi inespugnabili del Mediterraneo.

Il colle di Buoncammino e l’omonima chiesa dedicata inizialmente a san Pancrazio sono coinvolti, prima del crollo del giudicato, nelle concessioni dei giudici di Cagliari ai Vittorini, monaci Benedettini di Marsiglia, per la posizione topografica e per la “coltivazione” del calcare. Fecero parte di donnicalie e domestie del canale di tuvu nell’areale di TuvixedduTuvumannuIs Mirrionis e di santa Maria in Cluso o di santa Maria Clara.

Dopo la vittoria pisana del 1258 il luogo, ormai nell’orbita della città murata,  fu visitato nel 1263 dal Legato pontificio Federico Visconti e fu per secoli  luogo di pellegrinaggio ma anche  di “camminate” versus occidentem da Giovanni Francesco Fara fino a Giovanni Spano. Paesaggio di cave e di latomie ben prima aveva ospitato capanne preistoriche e domus de janas, persistite nella salita di Buoncammino e in via Is Maglias. Già Giovanni Spano nel 1861 nel monte della Pace individuò insediamenti preistorici confermati ulteriormente in via is Maglias da ritrovamenti di lame e punte di freccia in ossidiana e frammenti di pissidi decorate a triangoli incisi e colorati in rosso della Cultura Ozieri.

Le scoperte di Antonio Taramelli nel monte Claro durante la messa in opera della «città dei matti» – da cui il nome dell’omonima cultura e del manicomio – e quelle della fine degli anni -60 del secolo scorso nelle vie Trentino e Basilicata, riferiscono di vasti abitati neolitici  a ridosso di Buoncammino. Alle capanne e alle domus de janas seguiranno abitati e sepolture punici e romani che convivranno con latomie e cave in cui si inserirono dal tardo antico habitat rupestri  diventati rifugi durante la seconda guerra mondiale e abitazioni di disperati e prostitute nel secondo dopoguerra.

Il pianoro a ridosso della “città murata” fu nel 1833 una “pubblica passeggiata” alberata, in cui nel 1855 fu progettato il primo nucleo delle “Carceri succursali” quasi contemporanee ai «bagni di pena» o «ergastoli», inaugurati nel 1842 in san Bartolomeo per cinquecento «servi di pena» destinati alle saline e a lavori pubblici. Il nuovo carcere in funzione dal 1859 ebbe come primo Direttore Domenico De Sica, nonno dell’attore e regista Vittorio.

L’edificio di oggi è il risultato di una lunga vicenda di risistemazioni conclusasi nel novembre 2014 con la sua chiusura. A parte i rifacimenti del XX secolo sono ancora riconoscibili i due blocchi principali, il primo opera dell’ingegnere Giovanni Imeroni, il secondo nato dall’addizione realizzata, tra il 1887 e il 1897, dall’Ufficio tecnico del Ministero degli Interni. Il camminamento per la vigilanza che circonda tutto l’edificio lo rende uno dei luoghi più panoramici di Cagliari.

La chiesa che insiste a ridosso dell’ex Carcere, delle cave storiche, e  di un gruppo di ville storiche, appartiene a un gruppo di chiese dalla pianta a due navate che, per le caratteristiche stilistiche della sua costruzione, viene collegata alla influenza esercitata dall’insediamento dei monaci Vittorini di Marsiglia nel Giudicato di Cagliari (dove avevano ottenuto la chiesa di San Saturno, con numerose altre chiese, nel 1089), e datata intorno al 1100-1120. L’edificio ebbe tre diverse intitolazioni che sembrano anche indicare successivi momenti di interesse che la videro oggetto di interventi di restauro e di trasformazione: San Pancrazio, Vergine del Buon Cammino, e San Lorenzo, che è quella attuale.

La prima intitolazione, a San Pancrazio, corrisponde alla sua prima fase costruttiva nell’epoca della presenza vittorina, quando la chiesa si trovava a una buona distanza dalle mura del Castello di Cagliari collocate a ridosso della torre con la stessa intitolazione.

All’interno di una struttura oggi complessa, si individuano abbastanza agevolmente le parti che appartengono alla sua fase originaria perché esse mostrano alcuni elementi tipici delle architetture che si elaboravano nella Francia romanica nell’XI secolo: oltre all’originale impianto a due navate divise da una serie di arcate, appoggiate su pesanti e basse colonne attraverso un semplicissimo capitello, si notano, in particolare, le volte a botte segnate, in corrispondenza dei sostegni, dai tipici archi doubleaux che, nei muri laterali, in mancanza della cornice a sezione quadrangolare presente nel muro divisorio, si trasformano in lesene prima di scaricare il loro peso direttamente sul pavimento.

Le navate mancano oggi delle due absidi, di cui rimangono però le arcate con le loro mensole di imposta. L’edificio doveva avere una facciata con due ingressi separati come li si vede nelle chiese, planimetricamente simili, di S. Maria di Sibiola, a Serdiana, o di San Platano, a Villa Speciosa e, come in quelle, una vivace decorazione (forse più tarda) ottenuta con l’uso di bacini maiolicati di cui oggi si vedono gli alveoli in numerosi conci di pietra riutilizzati sulle volte, oltre ad alcuni pochi rimasti e visibili in parti diverse.

Possiamo presumere che avesse queste caratteristiche la chiesa detta di Sanctum Brancasium in cui riposò e celebrò le sue cerimonie, nell’aprile del 1263, l’Arcivescovo di Pisa, in visita pastorale in Sardegna, prima di entrare nel Castello di Cagliari, e che ancora così si fosse conservata, quasi un secolo dopo, durante il Giubileo del 1350, che la vedeva indicata tra le chiese cittadine in cui potevano essere lucrate le indulgenze.

L’intitolazione alla Vergine del Buon Cammino, che dovette essere aggiunta tra la fine del XVI e i primi del XVII secolo, segnala una ripresa di attenzione per la chiesa, forse per qualche motivo abbandonata e divenuta sede di scavi alla ricerca di reliquie di “Corpi santi”, in una epoca in cui si verifica anche a Cagliari un particolare interesse per le aree ritenute le sedi più antiche del culto cristiano.

Entro la data del 1637 la chiesa, indicata come di S. Brancasio y N.a S.a del Buen camino, compare, infatti, tra i disegni del manoscritto Alabanças de los Santos de Sardeña di I. F. Carmona, insieme ad una immagine della Vergine del Buon Cammino, nome che ancora oggi rimane a tutta l’area in cui essa si trova.

Nel disegno la chiesa appare, come oggi, dotata di un avancorpo che, secondo lo stile delle architetture del primo Seicento a Cagliari, conserva nella facciata un terminale curvilineo, un piccolo rosone, e un porticato che la rende simile a molte chiese extraurbane sistemate allo stesso modo proprio nel medesimo periodo. Già a quell’epoca, quindi, l’edificio doveva essere stato sensibilmente trasformato, conferendogli un aspetto che possiamo vedere ancora oggi, almeno per quel che riguarda l’assenza delle absidi, l’aggiunta del vano tra l’ingresso e le navate e una nuova facciata, che è quella che possiamo vedere al di là del porticato, con il suo interessante portale dal timpano archiacuto che ospita una statua della Madonna del Buon Cammino e che ci consente di ipotizzare la sua datazione tra l’ultimo Cinquecento e i primi del Seicento.

Come accade nella facciata tardocinquecentesca della parrocchiale di Serramanna, il portale riprende, infatti, sia pure molto rozzamente, il disegno del timpano archiacuto del portale sul lato Sud del Duomo di Cagliari, opera d’arte che, in età di Controriforma, doveva essere apprezzato proprio per la sua antichità, in un momento di riconsiderazione ammirata e devota delle opere d’arte legate al più antico Cristianesimo. Forse a questa fase risale anche il rifacimento delle volte a botte che riutilizzava i conci della primitiva facciata e l’impianto del campaniletto a vela a due luci, le cui campane (una delle quali è datata 1655) sono oggi all’interno della chiesa.

L’ultima fase di ristrutturazione dell’edificio testimonia l’esigenza di adeguare la chiesa a nuove esigenze di culto con l’aggiunta di ben sei cappelle con i relativi altari, e di numerose opere d’arte, intervento che la poneva in linea con le più aggiornate chiese ad aula con cappelle laterali di cui si avevano a Cagliari altri esempi, fin dai primi decenni del Seicento, nelle chiese di S. Caterina dei Genovesi (ormai scomparsa) nell’attuale via Manno, e di S. Restituta nella via omonima sopra l’antica chiesa rupestre.

Le cappelle, tutte uguali per dimensione e stile, hanno pianta quadrata e copertura a cupola emisferica (forma ripresa certo dall’esempio di quella della chiesa di S. Agostino in Via Baylle), e piccola lanterna. Si tratta di lavori che possono essere datati fra il 1734 e il 1788, documentati da numerose iscrizioni che conservano i nomi dei committenti. In questa fase l’intitolazione prevalente rimane alla Vergine del Buon Cammino, testimoniata ancora in pieno Ottocento dalla Guida di Cagliari di Giovanni Spano (1861), il quale, però, ricorda come già allora “nel giorno di S. Lorenzo” la chiesa fosse “visitata da un gran concorso di popolo”. Circostanza questa che ha forse contribuito all’affermarsi nel sentire comune dell’attuale intitolazione della chiesa.

*Scheda elaborata da Anna Maria Deidda Saiu, Franco Masala, Maria Antonietta Mongiu

 

2 Comments

  1. anna maria busia

    ottima iniziativa

  2. lino

    Suggestiva la chiesetta di S.Lorenzo, ben valorizzata dal Rettore Mons. Mario Ledda. Ricordo con emozione il “concerto” tenuto dalla Polifonica Karalitana (Cappella Arcivescovile della Cattedrale di Cagliari) diretta dal Mons. Gianfranco Deiosso.

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