Caro Vito, il Piano Paesaggistico della giunta Soru è più forte degli stessi interessi privati di Renato Soru [di Umberto Cocco]

funatana

Caro Vito, con la stessa franchezza con cui commentavo positivamente qualche giorno fa i tuoi articoli su Solinas e la giunta regionale, oggi mi viene di dirti che nello scrivere di Soru ricadi in un vecchio vizio, del gusto cattivo dell’abbattimento di un idolo nel quale avevi evidentemente creduto sino a non so cosa.

Ti ci eserciti da molti anni, e già da quando eri ancora nell’ufficio stampa dell’assessore alla sanità della sua giunta, ma in evidente sintonia con le prime prese di distanza (da Soru) dei soriani ex democristiani (leggi Maninchedda).

Ed è troppo chiaramente tutto personale, senza distanza critica, senza distinzioni, e una stagione politica comunque molto interessante la liquidi sotto una serie di giudizi personali, appunto. La stessa questione di Funtanazza: dalla notizia della bocciatura del progetto imprenditoriale poteva venire anche la riflessione che il piano paesaggistico di Soru è più forte dei suoi stessi interessi privati (se anche fossero esecrabili a prescindere, e non è per niente detto), o non è ammessa questa interpretazione?

Perché il piano paesaggistico era tutto merito suo, che ebbe la forza e l’ardire di proporlo prima in solitaria quando si candidò, poi in campagna elettorale, poi di farlo preparare da fior di esperti e farlo passare una volta eletto, vincendo qualche resistenza affiorante persino nella sua giunta, fondamentalmente attingendo da un fondo popolare una specie di sentimento ambientale identitario, da bene comune, antispeculativo, che nessun partito aveva provato nemmeno a esplorare e a cui l’ambientalismo non riusciva a dare consistenza.
Perché non provi ad ammettere che questo lascito è potente, che non ce l’hanno fatta a disperderlo né l’opposizione dei tempi di Berlusconi, gli interessi dei colonizzatori del nord Sardegna e quelli dei piccoli e medi speculatori delle altre contrade, né Cualbu né Delogu a Cagliari, né la metà almeno del Pd che lo contrastò, sensibile a spinte diverse, di sindaci, architetti e ingegneri, impresa edile privata e cooperativa?

Ora vedo che prende in mano la bandiera più volte abbassata fra altri  il sindaco di un paese dell’interno (e del quale ho anche considerazione, Francesco Mura,  Nughedu Santa Vittoria), ma non credo che ce la farà nemmeno lui, non credo che gli basterà l’interesse di quello strano mondo di rentier di paese che vogliono poter liberamente costruire la villa in campagna, meglio se con vista sul paesaggio incorrotto, e con vigna incorporata, o maneggio predisposto, non si sa mai un figlio un giorno…

Si aggregheranno anche altri, e certo ora ti possono citare come grande e severo censore delle contraddizioni di Soru, ma io mi sottrarrei a questi applausi interessati.

Penso di conoscere almeno quanto te i limiti di Soru, li vedo con più indulgenza non per il rapporto personale che al contrario di te ho conservato con lui (che pure non sento nemmeno al telefono da anni), ma perché ho fatto politica prima e dopo avere fatto il giornalista, in un grande partito della sinistra, che mi ha insegnato – la politica e quel partito – a distinguere, mai personalizzare, articolare critiche e soprattutto sentirsi sempre un po’ parte delle cose che accadono, le avanzate e gli arretramenti, successi e sconfitte.

Soru ha interpretato con originalità aspirazioni profonde di quel nostro mondo popolare sempre in cerca di riscatto, ha agitato temi antichi senza imbarazzo passatista (la lingua sarda, o prova a dare uno sguardo all’accordo sul latte e la filiera dell’ ovino che gli industriali sardi si rifiutarono di firmare dopo essere stati sul punto di farlo: sono le cose all’ordine del giorno anche oggi).

Ha provato a fare espungere la lamentazione rivendicazionista dalla politica sarda, a suscitare orgoglio e a farlo stare in una dimensione di responsabilità, che significava abbandonare la deriva dell’assistenzialismo, degli operai regionalizzati e dei docenti delle scuole professionali, di decine di categorie acconciatesi nelle pieghe della società sarda stra-foraggiata nel perverso intreccio con la politica.

Ma anche senza tutto questo (in realtà come una componente di tutto questo), solo le parole d’ordine sulla scuola, caro Vito, possibile che non le possiamo ricordare e apprezzare nel loro valore, per l’eco che ebbero, se non altro, la forza di una parola d’ordine straordinariamente potente e riconoscibile?

Quella denuncia di Soru in ogni occasione, che ci gelava tutti sull’ultimo posto della Sardegna nella graduatoria delle regioni d’Europa quanto a numero di laureati (il più basso) e a dispersione scolastica (la più elevata): non è lì l’ascensore sociale che si è fermato, le diseguaglianze che tornano a crescere, e non è lì la svolta dell’Italia secondo tutti, anche i parlamentari dei Cinque Stelle dei quali sei stato e non so se sei ancora un consigliere?

Capisci perché non me ne importa niente di Funtanazza, in relazione a tutto questo? Approfondirei una discussione franca sugli errori di Soru, non ho nessuna remora. Ma non puoi dire che non se ne sia parlato e non se ne parli, degli errori e dei suoi limiti, o che non ne abbiano parlato i giornali sardi. Perché lasci intendere che ci sia o ci sia stata benevolenza complice? In qualche fase qualche segmento della stampa nazionale, in passato, certo che ha guardato a lui con simpatia.

Ma la stampa sarda?! Zuncheddu e i suoi direttori all’Unione Sarda?! La Nuova Sardegna con la direzione di Liuzzi e notista politico Peretti?! Il tg regionale controllato dalla ex Dc passata a Forza Italia?! Ma da una radio cagliaritana tu hai fatto di Soru un bersaglio fisso e sin ossessivo, per anni ogni santo giorno.

Non so Fois adesso, ma Fois non fa la linea della Nuova Sardegna, scrivendoci ogni tanto. E tuttavia certo che servirebbe una bella riflessione su quegli anni. Per parte mia ridirei le cose che rilevavo allora anche con lui, e che cioè gli elementi della sua forza, il carisma della persona, dell’imprenditore di successo, i tratti di rigore quasi maniacale, i tempi che pensava di dover dare alle cose, qualche spietatezza caratteriale, erano i suoi limiti.

La solitudine del leader senza partito, ben prima di Grillo, ne fecero quasi un anticipatore del movimento Cinque Stelle, sono moltissime le assonanze, in primis la critica ai partiti, ma anche le differenze, per fortuna nostra. Vedo che credi alla leggenda dei capi dei partiti che hanno deciso loro di montare il fenomeno Soru. È il retroscena parente del complottismo che ha trovato terreno fertile in questi anni nei movimenti anti partito, ma non serve a spiegare niente.

Ci furono nei due tre partiti del centrosinistra sardo diversi leader che a un certo punto assecondarono una spinta dal basso, dalla cosiddetta società civile ma moltissimo anche da dentro i partiti, da ceti popolari e da quelli intellettuali, un mondo del quale facevamo parte anche noi, nel nostro piccolo. Perché ti svilisci a utile idiota?

È questo dei partiti il punto vero della fine di quella fase, e di molte sofferenze dell’oggi, della sinistra e dei sardi, se mi posso permettere di dire: il rapporto di Soru, di un leader con quelle caratteristiche, con la società politica, con i principii e le dinamiche delle organizzazioni democratiche e partecipate.

Qui è cascato Soru, sia pure con qualche attenuante. I partiti come organismi vitali e democratici stavano finendo, ridotti a comitati elettorali, e non poteva essere il Progetto Sardegna che tu rimpiangi a rimpiazzarli, composto com’era dalle seconde e terze file dei partiti, ex Dc ed ex Pci, come disse maliziosamente un dirigente cattolico che ebbe per qualche mese Maninchedda come segretario regionale della Margherita prima che lo rimuovessero. Non poteva essere la sempre vaga società civile, nemmeno quando riempiva le assemblee per ascoltare Soru come un profeta.

Discutiamo di che cosa, quali strumenti, quale politica, in quali forme si poteva salvare, prolungare quella stagione, farci fare tesoro delle parole d’ordine più avanzate e delle realizzazioni a volte solo abbozzate o non sedimentate, come invece lo è il piano paesaggistico.

Hai ragione solo su un punto, e cioè che fattosi corrente di partito, il sorismo è degenerato al pari delle altre correnti, e l’ex presidente ha riempito le caselle che gli spettavano con fedeli e ahimè in un caso anche parenti, e a questo siamo, alla sconfitta sua e di tutto il centrosinistra sardo, e chissà come ne usciremo, e quando, e con quale classe dirigente, dopo i cinque anni di Pigliaru che non ne hanno abbozzata una, né di politica né di classe dirigente.

Finirei qui, per adesso. Ma la discussione mi interessa, se se ne apre una, se riusciamo a stare in una dimensione politica che nonostante tutto è sempre collettiva, e non c’è nessuno che ci frega, noi ingenui e quell’altro furbo. Sennò siamo nei pressi dell’idolatria e dei suoi effetti avvelenati, o del capro espiatorio.

Lascia un commento