La Spectre di Sardara [di Nicolò Migheli]

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Se non ci fosse stata la pandemia nessuno se ne sarebbe accorto. Eppure in molti lo sospettavano, altri lo intuivano, certi sapevano che la politica sarda fosse governata da una lobby che indifferente ai cambi di maggioranza indirizzasse le scelte in modo che loro non ne fossero mai esclusi.

Nel migliore e nel peggiore dei casi loro garantiscono continuità delle politiche facendo diventare il Consiglio Regionale e parte della Giunta la quinta che nasconde il  colà ove si puote e più non dimandare . Non è una novità, tutti gli Stati hanno il loro Deep state, lo Stato profondo che non emerge ma è fatto di agenzie, imprese pubbliche e private, gradi alti della burocrazia. Apparati che riferiti a sé stessi la pensano come il Re Sole: l’État c’est moi.

Nel nostro caso la Regione Profonda gode di garanzie che altri non hanno in virtù di rapporti personali, di scambi di favori, di amicizie che attraversano i partiti e li condizionano. Un caso da manuale è l’assalto che dal 2009 registra il PPR che evidentemente è di blocco ai loro desiderata. Il tutto passato sempre come sviluppo, crescita, mentre il più delle volte è solo speculazione.

O l’aver concepito e fatto approvare una legge elettorale regionale alla turca che diventa blocco all’entrata per qualsiasi forza politica- lo sanno bene gli indipendentisti- che sia fuori da quelle logiche spartitorie e che voglia innovare una politica sempre più asfittica. L’astensione alle urne è una conferma, ma forse a quel sistema di potere va più che bene. L’importante è che voti chi deve votare per poter garantire la propria continuità. Che tutto cambi perché nulla cambi.

Riunirsi alle terme chiuse per un incontro e conseguente pranzo mentre il resto dei sardi non può farlo dà la misura di come quella lobby si senta sicura di poter violare le norme più elementari. I nomi che si leggono, molti dei quali sconosciuti al grande pubblico, rispecchiano le correnti e i gruppi di interesse, stakeholder (sic) direbbe un ex assessore, che fanno e disfano la politica di questa regione.

Però nella Spectre di Sardara brillavano per assenza i Grandi Vecchi, i Costruttori di Presidenti, quelli che il potere, da un trentennio a questa parte, lo tengono saldamente tra le mani. Non erano lì ma di sicuro avevano il loro rappresentanti. Che poi, alcuni di loro, siano fuggiti all’arrivo della Guardia di Finanza, aggiunge una nota tragicomica a tutta la vicenda.

Quella riunione è stata apocalittica, nel senso etimologico del termine, una rivelazione agli occhi dei sardi. Alla fine i nomi si sapranno e le geografie del potere saranno più chiare. Quel che non si saprà sarà il motivo che ha spinto i componenti dell’incontro a sfidare le disposizioni sugli assembramenti, a far aprire un ristorante. Cosa aveva da discutere di così tanto urgente la Spectre di Sardara?

One Comment

  1. F.

    Condivido appieno

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