Passione e morte in palcoscenico [di Franco Masala]

Passione disperata e destino di morte sono gli aspetti peculiari della Manon Lescaut di Giacomo Puccini, non a caso accostata dal musicologo Fedele D’Amico al Tristano e Isotta wagneriano per l’amore incessante e bruciante dei protagonisti. È il primo capolavoro e il definitivo lancio di Puccini verso il successo internazionale che vede il debutto dell’opera il 1° febbraio 1893, appena otto giorni prima del Falstaff di Verdi, in un ideale passaggio di testimone.

Raffinatezze strumentali, un canto spiegato, richiami settecenteschi, sensualità diffusa concorrono a creare un’opera che nei primi due atti indulge alla pittura d’ambiente, ricorrendo anche a personaggi minori, prima di elaborare un intermezzo meraviglioso che brucia la passione e il destino della protagonista in attesa dei due atti finali, estremamente compatti e dominati da un’aura di morte senza possibilità di rassegnazione. Tutto concorre a traghettare Puccini verso il Novecento anche attraverso quella ‘musica del ricordo’ che avrà spazio successivamente, Bohème per prima.

Il capolavoro pucciniano ritorna al Teatro Lirico di Cagliari dopo 15 anni, consentendo di uscire finalmente dalla triade Bohème/Tosca/Butterfly decisamente inflazionata. Dirige orchestra e coro del Lirico il giovane Gianluca Marcianò, forte di un’esperienza soprattutto internazionale, che tiene le redini dello spettacolo nonostante qualche squilibrio tra voci e strumenti troppo dirompenti e rallentamenti non necessari.

Protagonista e debuttante nel ruolo è Maria Teresa Leva, soprano con una pienezza di voce, che, soprattutto nella grande scena finale, la vede dominare la parte con vocalità sicura e gusto di notevole finezza. Il personaggio è ancora da costruire ma le premesse ci sono. Non sfigura accanto a lei Leonardo Caìmi, decisamente più a suo agio in Des Grieux rispetto ad altre prove anche recenti.

Numerose le parti di fianco con qualche problematicità riguardante l’orchestra incombente in diversi momenti, soprattutto nel primo atto. Darìo Solari è Lescaut, efficace nella recitazione e nel canto; Petar Naydenov dà vita al vecchio Geronte mentre appare non a fuoco l’Edmondo di Giuseppe Infantino, pur ottimo attore, che fatica talvolta a superare l’orchestra. Decisamente più centrati il musico di Sonia Fortunato e il duplice ruolo di Mauro Secci. Completano la locandina Alessandro Frabotta e Guerino Pelaccia, tratti dalle file del coro istruito da Giovanni Andreoli.

L’allestimento, proveniente dal Teatro del Giglio di Lucca, è affidato al regista Aldo Tarabella che muove le masse con disinvoltura e riempie lo spettacolo, soprattutto nel primo atto, di controscene talvolta poco pertinenti. Due grandi edifici manieristi inclinati quasi a suggerire una progressiva decadenza formano la scenografia di Giuliano Spinelli che alla fine si tramuta in un alto masso roccioso, insormontabile che raccoglie la morte di Manon.

I costumi di Rosanna Monti ci portano all’epoca della prima con l’eccezione della mascherata settecentesca del secondo atto dove sono esasperati alcuni tratti caricaturali, quasi mondo a parte rispetto alle vicende dei due amanti. Le luci di Marco Minghetti e le coreografie di Luigia Frattaroli (che inopinatamente coinvolgono anche alcune novizie) completano lo spettacolo.

Pubblico non numeroso, purtroppo, e franco successo.

*foto di Priamo Tolu ©

MANON LESCAUT

dramma lirico in quattro atti

libretto autore anonimo (cui collaborarono Giuseppe Giacosa, Luigi Illica, Ruggero Leoncavallo,

Domenico Oliva, Marco Praga, Giacomo Puccini, Giulio Ricordi), dal romanzo Histoire du

Chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut di François-Antoine Prévost

musica Giacomo Puccini

 Teatro Lirico di Cagliari

venerdì 7 ottobre, ore 20.30 – turno A

sabato 8 ottobre, ore 19 – turno G

domenica 9 ottobre, ore 17 – turno D

martedì 11 ottobre, ore 20.30 – turno F

mercoledì 12 ottobre, ore 20.30 – turno B

venerdì 14 ottobre, ore 20.30 – turno C

sabato 15 ottobre, ore 17 – turno E

 

La recita per le scuole che prevede l’esecuzione in forma ridotta dell’opera della durata complessiva di 60 minuti circa, è giovedì 13 ottobre alle 11. Nel ruolo di narratore l’attore cagliaritano Simeone Latini.

 

 

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