Transizione energetica e obiettivo net zero. A che punto siamo in Sardegna? [di Giuseppe Pulina]

La questione intorno alla diffusione incontrollata nel nostro paesaggio di elementi esogeni generatori di energie rinnovabili, in particolare pale eoliche di grandi dimensioni e campi fotovoltaici estesi al di la delle esigenze di autoproduzione agricola, ha origine dagli obiettivi della EU per la neutralità carbonica entro il 2050 con lo step intermedio fifthy-five al 2030 che comporta una riduzione del bilancio delle emissioni climalteranti del 55% rispetto al 1990.

Ciò significa che fra emissioni lorde e rimozioni di anidride carbonica (CO2) il bilancio netto dovrà essere fra sei anni inferiore del 55% rispetto a quello di 40 anni prima. Essendo la produzione di energia elettrica legata sia alle emissioni dirette (la gran parte di questa è ancora prodotta con gas fossile e carbone) sia in prospettiva collegata alla decarbonizzazione dell’automotive e del riscaldamento domestico, va da sé che la transizione verso l’elettrificazione del sistema paese da fonti rinnovabili rappresenta il core delle azioni per centrare l’obiettivo net zero.

A che punto stiamo in Sardegna rispetto a questo ragionamento?

Il decreto del Governo sulla ripartizione delle quote di rinnovabili ha tenuto conto degli obiettivi che devono essere raggiunti, perequandoli fra aree del Paese? Dai dati TERNA (https://www.terna.it/it/sistema-elettrico/statistiche/evoluzione-mercato-elettrico/produzione-lorda-vs-emissioni-co2-combustibile ), a meno di errori grossolani commessi da questa, la produzione di energia elettrica nella nostra Isola (13,4 Tw/h) avviene per circa il 68% per via termoelettrica (etichettata come tradizionale) e per il restante da fonti rinnovabili.

Se si analizza, tuttavia, la composizione dei combustibili utilizzati si scopre che poco più della metà è ottenuta da carbone (combustibili solidi) e il 47% da bioenergie, mentre una quota marginale deriva da fonti liquide. Resta da chiarire come mai TERNA imputi alle bioenergie emissioni climalteranti che, a norma del Dlg 199/2021 art. 44, dovrebbero essere pari a zero.

Facciamo allora non solo il conto dell’energia consumata in Sardegna e di quella esportata, (come meglio descritto dal post di Giuseppe Biggio), ma anche quella del bilancio carbonico: la Sardegna in questo mmomento considerata una regione canaglia in quanto ha un carico di CO2 per abitanto quasi doppio rispetto a quello nazionale, si carica di questo onere per produrre energia da carbone di cui non ha assolutamente bisogno (vei riquadro sotto), soprattutto se non si considerano le emissioni climelteranti da bioenergie computate, non si sa bene perché, da TERNA.

Emissioni di CO2e (ISPRA 2023)

  • Italia = 7,4 t /ab
  • Sardegna 12,2 t /ab

Bilancio energetico Sardegna (TERNA)

  • Fabbisogni annui 922 GWh                                 Emissioni CO2e (0,64 oppure 3,14 Mt)
  • Idroelettrico 426 GWh                                         0
  • Eolico 647GWh                                                  0
  • Fotovoltaico 329 GWh                                        0
  • Bioenergie 730 GWh                                       0  (presunte) o 2,5 Mt (sec. TERNA)
  • Fossile (carbone) 790GWh                                          0,64Mt
  • Export 500 GWh                                                 3,37 Mt

A ciò va aggiunto il fatto che la nostra Isola, grazie all’estensione dei boschi e dei pascoli, rappresenta il 15% degli assorbimenti netti di carbonio nell’Italia, essendo in grado, come dettagliato più sotto, di assorbire da 5,5 a 7,5 Mt di CO2 all’anno, senza tener conto di una ulteriore capacità che può essere generata dalle pratiche della carbon farming fortemente incentivata dalle politiche UE.

In dedfinitiva, sotto l’aspetto della produzione di energia elettrica, la Sardegna è abbonantemente net zero: ciò non significa che analoghi sforzi non debbano essere compiuti per la decarbonizzazione degli altri settori, ma la riserva di sink potenziale di carbonio attualmente in essere può confermare che anche il comparto agricolo e quello dei servizi, oltre la produzione di energia elettrica, potrebbe essere già considerato nell’ambito delle attività net zero dell’Isola.

Sequestri Carbonio Sardegna (ISPRA _ INF)

  • Boschi (1,35 Mha)                    4-6 Mt CO2e
  • Pascoli naturali (0,35 Mha)   0,5 Mt CO2e
  • Altri suoli da AgRig (0,7 Mha)       1,0 Mt CO2e
  • Totale potenziale       5,5 – 7,5 Mt CO2e (circa 15% Italia)

 

*Componente del Comitato Scientifico Insularità in Costituzione

** Ordinario di Etica e Sostenibilità degli Allevamenti (AGR19) -Prorettore alla Ricerca Università di Sassari

 

 

 

 

One Comment

  1. Mario Pudhu

    … E invece acusant sa Sardigna de èssere prus incuinante!
    Ant a fàere is contos a “come volevasi dimostrare”!

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