Il dovere della responsabilità [di Franco Meloni]

ANNA Saba

Non credo che la sola quantità di informazioni migliori la conoscenza.  L’essere sempre connesso a sistemi di informazioni evidenti o subdolamente nascosti non mi aumenta la capacità di giudizio su problemi  che meritano riflessione e fatica. A volte sembra di perdersi in vortici che nascondono

la profondità o l’importanza del flusso di notizie. Qualcuna, comunque, riesce a superare la soglia di interesse abbruttito da questioni che sembrano far regredire il nostro Bel Paese. La fine tragica di Comencini e di Lizzani è una di queste.

Parlare di morte è ritenuto politicamente scorretto in una società che rincorre il mito della eterna bellezza, della impermeabilità alla malattia, che crede che non nominando il cancro lo si possa evitare in una scaramantica manifestazione di infantilismo. Ma la morte esiste e noi saremmo molto diversi se così non fosse. Esiste una letteratura infinita sui modi per morire. Ognuno ha la propria visione e questa va rispettata. Ma così come è giusto pretendere una vita dignitosa, così deve esserlo riguardo alla nostra fine.

 Nella Costituzione degli Stati Uniti d’America si rivendica il diritto alla felicità. Io mi accontenterei se tra le nostre innumerevoli leggi ci fosse quella che lascia alla responsabilità individuale la scelta del limite oltre il quale non ci si riconosce più come persona. L’estrema delicatezza dell’argomento non sembra riguardare solo una visione laica dell’esistenza se teologi come Hans Kung hanno sollevato il problema e se il cardinale Martini ha dato un segnale chiaro di comportamento.

La speranza è che, con un uso finalmente proprio della Politica, si affronti il problema senza farsi travolgere da fondamentalismi o, peggio, da banalizzazioni che snaturerebbero l’importanza dell’argomento evitandoci di dover vivere come ombre di noi stessi.

 *Fisico. Scrittore

La scultura nella foto è di Anna Saba

 

 

One Comment

  1. Gino Melchiorre

    Un breve commento, forse marginale ma – spero – utile:
    – non “Comencini”, la cui scomparsa nell’ormai lontano 2007 è stata senz’altro un evento triste e tuttavia biologicamente prevedibile.
    – ma “Monicelli” che, in modo drammatico come poi Lizzani, alla soglia del 2011 ha ritenuto di averne abbastanza e di anticipare la fine del film.

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