Cagliari, a chi tocca adesso? [di Raffaele Deidda]

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E’ strana la politica. Stefano Fassina, ex Pd, è il candidato di Sinistra Italiana (il gruppo parlamentare composto da Sel e dai fuoriusciti del Pd) a sindaco di Roma. Ha reso nota la sua priorità in caso di elezione: le periferie “il luogo sociale e urbano dal quale guardare alla città”. Fassina, insieme agli altri di Sinistra Italiana, ha come principale obiettivo la costruzione di una sinistra a sinistra del Pd. Ai cittadini e agli elettori abituati a schemi meno sofisticati, la situazione politica appare un complicato machiavello.

Ancor meno comprensibile se ci si sposta a Cagliari dove Massimo Zedda, Sel, è il ri-candidato del Pd a sindaco di Cagliari. Nonostante Sel a livello nazionale abbia rotto col Pd di Renzi e ha promosso il nuovo soggetto politico di Sinistra Italiana. La normale logica fatica a trovare una risposta alla domanda: ha senso mantenere il nome della ditta solo per allearsi col Pd in funzione delle prossime elezioni di Cagliari portando in dote anche la sconfessione del segretario nazionale Vendola? Inoltre, mentre si augura a Zedda di uscire indenne dal processo sul Teatro Lirico, è fatale interrogarsi sull’opportunità di ri-candidare un rinviato a giudizio che, in caso di condanna, non potrebbe fare il sindaco.

Ritorna alla memoria Francesca Barracciu. Vincitrice delle primarie per la Presidenza della Regione, si ritirò spontaneamente perchè colpita da un avviso di garanzia. Si diceva che con lei candidata presidente il centrosinistra avrebbe fatalmente perso le elezioni. Oggi, invece, il Pd conta di vincere le elezioni amministrative a Cagliari con un candidato sindaco rinviato a giudizio. Con la benedizione di Matteo Renzi: “Lo sosteniamo anche se non è del Pd, noi scegliamo i candidati migliori”. Secondo questa logica la Barracciu non era, quindi, uno dei candidati migliori. Idonea però al ruolo di sottosegretario ai Beni Culturali, almeno fino all’arrivo del rinvio a giudizio.

Alla memoria ritorna anche la campagna elettorale di Massimo Zedda del 2011 e lo slogan “Adesso tocca a noi”; i sostenitori disinteressati di quella sinistra che si voleva avesse ancora un senso; poi gli altri, quelli interessati che toccasse a loro. Se non un ruolo politico, almeno un posizionamento in strutture e organismi parapolitici che prevedessero  un qualche compenso. Come poi è avvenuto, con proiezioni anche nella Regione, passata al centrosinistra con Francesco Pigliaru presidente.

La candidatura di Zedda appare oggi come voler pretendere una sorta di primato della politica sulla magistratura, forte dell’acclamazione senza primarie e della benedizione di Matteo Renzi. Per il quale, pur di vincere, sono naturali le candidature di chi è (dovrebbe) essere a sinistra del Pd come Zedda o a destra come Giuseppe Sala, candidato sindaco a Milano. Come è naturale un Governo con la destra di Alfano e il sostegno dell’ex berlusconiano Denis Verdini.

Con quale entusiasmo gli elettori di sinistra e anche i cittadini meno politicamente impegnati potrebbero oggi ri-sostenere un candidato sindaco rinviato a giudizio, contribuendo, disinteressatamente, al successo della sua campagna elettorale votandolo e facendolo votare? Con quale riferimento etico e con quale senso di responsabilità del ruolo di cittadini decisori, attraverso il voto, della migliore rappresentanza possibile? Forse per aver proseguito l’opera della destra con giardinetti, opere pubbliche, piazze e piazzette? Davvero poco. Da un’amministrazione di centrosinistra e da un sindaco di sinistra-sinistra erano attesi soprattutto una visione della città, l’adeguamento del PUC al PPR, una forte attenzione alle politiche sociali e alle periferie, viste come “il luogo sociale e urbano dal quale guardare alla città”, all’ambiente, ai beni culturali, alla cultura, all’istruzione.

E allora, a chi tocca adesso? Alla destra? Divisa come il Pd in correnti e consorterie? Sembra quasi poco interessata a concorrere, riservandosi forse di calare le più convenienti ragioni di scambio con la coalizione apparentemente più forte. I berlusconiani sono rimasti in pochi e gli altri potrebbero pensare di riproporre a livello comunale il modello del Partito della Nazione caro a Renzi. Con la formula del tutti dentro appassionatamente. Il M5S a Cagliari risulta ancora non pervenuto.

Sono presenti sulla scena elettorale, però, altri soggetti che hanno in comune i temi – valori della dignità, partecipazione, appartenenza e solidarietà. Che pongono come priorità il sostegno alle fasce più deboli della città, in particolare la creazione di opportunità di lavoro. Che dichiarano di non vedere l’impegno politico come un’alternativa lavorativa ma come un contributo al benessere della città e dei suoi abitanti.

Manca davvero poco alla data delle elezioni e si rende urgente che le liste in campo rendano noti i programmi per gestire la città. Per consentire ai cittadini una scelta motivata e consapevole, che la Costituzione ci assegna, responsabilizzandoci.

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